Melankolia – Vividarium Intervigilium Viator

E’ un viaggio lungo quello operato sul quarto full-lenght del progetto ambient/neoclassico Melankolia. Un disco da mettere via per le lunghe notti autunnali ed insonni; per dar largo spazio ai […]

E’ un viaggio lungo quello operato sul quarto full-lenght del progetto ambient/neoclassico Melankolia. Un disco da mettere via per le lunghe notti autunnali ed insonni; per dar largo spazio ai pensieri e alle loro strane e quiete evoluzioni sotto gli occhi di Morfeo. Saranno previsti piccoli terremoti interiori per mezzo di note dalle tempistiche oltremodo dilatate ma comunque “pazienti” e ben propense a conferire quei timidi e preziosi brividi sempre auspicati. Con Vividarium Intervigilium Viator non ci troviamo davanti uno di quei lavori capaci di folgorare da subito (la lentezza regnerà sovrana, più che in molti altri dischi dello stesso genere), diciamo piuttosto che va ascoltato una prima volta e poi riposto con cura sino all’arrivo del momento propizio (che prima o poi arriva, nel frattempo gli occhi si faranno certamente ingolosire dalla splendida copertina, sarà lei con molta probabilità a farvi decidere quando sarà l’ora).

Melankolia poggia le sue assi portanti su ripetuti veli di tastiera e pianoforte, aspetti che andranno a sovrapporsi più e più volte all’interno dell’ora e dieci circa di durata. Troveremo la pioggia a farci compagnia, pioggia abbinata a fredde/spettrali strutture come nella traccia Between Heaven and Hell (la prima a farci togliere mezza testa dal guscio dopo l’elegante Ambrosia e la ruvidità naturale di Nyctophilia), i brividi portati da una The Crowning of Autumn o movimenti inquieti -in qualche modo anche rapido/limpidi- come nell’ottima In the Garden Sleeps a Messenger. Che dire poi dell’oscurità implacabile di Requiem che nei suoi undici minuti (la più lunga) traghetta l’album verso la sua rapida fine (qui troveremo un terzetto di brevi brani, dapprima l’omonima Melankolia e poi The MurmurSuccour Midst Sorrow– e Annie, Light in A Dying World).

Vividarium Intervigilium Viator non ci strizza mai l’occhiolino perché è frutto dell’istinto e della totale, libera volontà del suo creatore (è bandita l’impronta vocale con l’unica eccezione del narrato su The MurmurSuccour Midst Sorrow- , la totale immersione dovrà passare giocoforza attraverso questa scelta). Per “capirlo” al meglio dovremmo entrare nell’ottica della persona Mike O’Brien e di quello che può averlo smosso nei riguardi di una creazione talmente efficace -se colta- nel sfiorare ripetutamente alcune corde sensoriali di solito tenute ben celate.

Consigliato a chi ama trascorrere il proprio tempo sui primi di Mortiis, sui Vinterriket o sulle magnifiche fatiche di Arcana, Dark Sanctuary, Dargaard e Die Verbannten Kinder Evas anche se qui troveremo meno dinamismo e assenze vocali. Pazienza e propensione al genere renderanno Vividarium Intervigilium Viator una gemma da estrarre spesso e volentieri (per quei pochi).

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