Megadeth – Dystopia

“E finalmente giunse il tempo in cui i Megadeth tornarono a farci sentire qualcosa per la quale valeva la pena perdere del tempo”. Proprio così, assolutamente insperato il risultato che […]

E finalmente giunse il tempo in cui i Megadeth tornarono a farci sentire qualcosa per la quale valeva la pena perdere del tempo”.

Proprio così, assolutamente insperato il risultato che arriva a toccare (solidamente!) il nuovissimo Dystopia, un disco che ritorna a dare lustro ad un monicker ormai disperso fra produzioni insensate, “fredde” e svolte senza parvenza di capo e coda. Certo potremo arrivare a dire che i Megadeth si sono divertiti sino ad oggi, fautori di passi imprevedibili e bislacchi, per nulla preoccupati delle critiche piovute all’unanimità da tutte le parti del creato. Sembra quasi che il buon vecchio Dave Mustaine sia rinsavito da una bella botta in testa e di colpo si sia messo giù a scrivere “alla vecchia maniera” tanto che potremo considerare Dystopia come “l’ideale e più cazzuto” proseguimento di Youthanasia, un ottimo anello di congiunzione a quel strano periodo inaugurato da un Cryptic Writings sicuramente inferiore (ma comunque meno peggio di altre cose venute di seguito).

Il risultato di Dystopia passa sicuramente in risalto ora, rinvigorito da ciò che lo ha preceduto, diciamo che in altri momenti lo avremmo accolto egualmente bene, ma non con quelle parole entusiastiche che ci ritroviamo spontaneamente per la bocca oggigiorno (dopo averne passate ma soprattutto “sentite” di aberranti). Quindi attenzione a vederci sopra “l’album salvatore” (sotto alcuni aspetti lo è, lo ammetto), diciamo che il risultato fa quantomeno scalpore, soprattutto quando realizzi che per la testa ti ronzano un buon manipolo di songs (nello specifico: The Threat Is Real, title track, il “chiodo fisso” Post American World e quel “monolite oscuro” dal nome Poisonous Shadows).

I Megadeth rinvigoriti dalla presenza di Kiko Loureiro alla seconda chitarra? Sicuramente un certo dinamismo è stato ritrovato, ma per la “sicurezza assoluta” bisognerà ancora aspettare, visti alti, medi e bassi registrati e una discontinuità d’intenti occorsa durante la recente carriera. Alla fine le uniche noti diciamo “dolenti” di questo Dystopia sono una produzione poco esaltante (non rovina i brani, ma a sensazione penso si potesse fare di più) e l’ugola “malconcia” di Mr.Dave, per carità caratteristica ed unica quanto si vuole ancora oggi, ma ci è rimasta giusto l’ombra e nulla possiamo obiettare a riguardo (un boccone che va inghiottito a forza).

Per spezzare un ulteriore lancia a favore del nuovo arrivo c’è da dire che alcune canzoni hanno bisogno di una “particolare gestazione” (il discorso lo si può anche ampliare a tutto il disco), mi riferisco ad esempio a brani come Fatal Illusion e Death from Within oppure le ultime Lying in State e The Emperor (il refrain è puro e trascinante Megadeth DNA) che forse risentono proprio di quella posizione in scaletta. In ogni caso il muro sonoro introduttivo di The Threat Is Real è stato ben studiato (la strofa mi piace sempre più) e congeniato a favore della melodia persuasiva introdotta dalla seguente title track (ottime le chitarre quando “si staccano”), così come il gusto tetro di composizioni come Fatal Illusion (co-tanto di tipiche randellate sul finire), Death from Within e Poisonous Shadows. Meno entusiasmanti invece Bullet to the Brain (salvata in parte dal chorus) e la strumentale Conquer or Die che spezza un pochino il buon flusso generato.

Insomma Dystopia me lo sto godendo in maniera a dir poco insperata, ma da qualche restano ingrate e nascoste a covare paura ed ansia, sensazioni che nonostante tutto riescono a filtrare, sarà una “paura dannata” o chissà che altro, a volte mi sembra di camminare sopra un campo minato. In ogni caso acquisto obbligato per chi ci aveva lasciato il cuore sopra, rinvigorito da una copertina veramente riuscita e che non dimenticheremo tanto presto.

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