Mare Cognitum – The Sea Which Has Become Known

Per il ciclo “ristampe di cui si avvertiva il bisogno” ecco arrivare su forma fisica adeguata il debutto del progetto di Jacob Buczarski intitolato The Sea Which Has Become Known. […]

Per il ciclo “ristampe di cui si avvertiva il bisogno” ecco arrivare su forma fisica adeguata il debutto del progetto di Jacob Buczarski intitolato The Sea Which Has Become Known. Il merito è tutto della I, Voidhanger Records che per l’occasione ritocca e colora l’immagine di copertina rispetto a quella a cui ci eravamo nel tempo abituati.

Cosa si può dire riguardo un disco uscito originariamente nell’estate 2011 e che ha dato il via ad una delle migliori realtà in campo atmospheric black metal? Praticamente l’impronta Mare Cognitum era pressoché definita già ai tempi, perfettamente conscia del territorio da dover esplorare e sfido chiunque a scorgere l’effettivo status di debut album dentro un lavoro così ben riuscito, personale e maturo. Si, The Sea Which Has Become Known è uno di quei dischi capaci di lasciarti subito di stucco, quasi disorientato nel cercare la fonte originaria di cotanto fulgido e tempestoso splendore.

Mare Cognitum con questi cinque brani alimentava quel potere impalpabile e speciale in grado di trascinarti subito altrove. E’ un disco apparentemente distaccato, ma anche pronto a stritolare in via del tutto confidenziale se gli viene adeguatamente concesso (mi è impossibile non pensare al secondo “atto” A Vain Lament).

The Sea Which Has Become Known spara il calibro più pesante all’inizio con Internal Deliquescence (nove minuti, laddove tutti gli altri si fermeranno sui sette), un pezzo freddo , ferale, buio e profondo. Qui verranno già definiti i limiti di azione in modo da poter “socializzare” in presa diretta con l’ambiziosa musica prodotta. Impatto e melodia saranno pronti a viaggiare a braccetto lungo striscianti/insistenti azioni atte a svolgere un’azione terapeutica e in parte stordente/soporifera. Troppo semplice menzionare A Vain Lament come vetta assoluta di questo particolare lotto; si possono fare sforzi e finire a non pensarci più di tanto, ma poi arrivano quelle melodie, quelle chitarre trita-cosmi ed ecco che non puoi proprio evitare di toglierla dal primo posto. Non si potrà neppure sorvolare sulla furente Vehement Coalescence, pezzo che si inerpica sempre più in sù senza mai concedere un solo, millimetrico respiro. E nel mezzo della tempesta cercare di cambiare strada è pericoloso, da questo punto arrivare alla conclusione sarà estremamente semplice, a maggior ragione se ormai abituati alle speciali temperature musicate da Jacob (rimangono la malignità incantatrice di Lustrate e l’ultima tortuosa The Immortal Plague).

Pressione e dilatazione orchestrano un lavoro studiato a pennello per tutti quelli che amano perdersi su forme e note passivo/aggressive (quanto adoro quello scream gracchiante che mai ci abbandona a favore di altro). The Sea Which Has Become Known era il più classico degli “esordi con botto” e ricordarlo non fa di certo male.

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