Mangel – Mangel

Inizialmente la diffusione di internet dava visibilità e svariate occasioni per “farsi belli” su vasta scala, ma il giochino ad un certo punto non ha più retto, qualcosa dev’essersi interrotto […]

Inizialmente la diffusione di internet dava visibilità e svariate occasioni per “farsi belli” su vasta scala, ma il giochino ad un certo punto non ha più retto, qualcosa dev’essersi interrotto oltrepassando la soglia. E’ arrivato il momento della frenesia e della voglia di inghiottire qualsiasi suono in circolazione, in questo maniera tutti hanno ottenuto la loro occasione, ma è anche diventato più difficile orientarsi o capire. E’ proprio dentro questo “marasma” che trovano posto i Mangel (one man band che vede indaffarato il chitarrista e maggior compositore della power metal band Involution) ma è il tempo a mancare, la sua mannaia ci impedisce di fare e di arrivare sulle cose giuste per tempo (diventa plausibile la possibilità di non arrivarci mai quindi).

Nel loro piccolo le webzine dovrebbero dare risalto a queste nuove realtà (che magari dureranno giusto lo spazio di un tiepido fruscio), fornire un minimo d’orientamento dentro questo mare sempre più affollato e caotico. Con non troppo ritardo mi accingo a spendere due righe per l’ep d’esordio del monicker tedesco Mangel, ovvero la tipica buona uscita sulla quale sarebbe doveroso scommettere all’istante.

Il classico dire “se avessi una etichetta” sarebbe da esibire proprio in quest’occasione, ma mi rendo anche conto che oggi non basta (tristemente) solo la musica, ci sono leggi che muovono il mercato, riferimenti specifici che la gente segue come nemmeno le pecore. Se una volta dare un’opportunità ai Mangel poteva dare “garanzie”, oggi non è più così. Di sicuro questi discorsi da quattro soldi non tolgono niente a queste prime creazioni, a questi primi 17 minuti di triturante e melodico black metal.

La malinconia distruttiva tedesca (i nomi li fa lui e mi trovano d’accordo: Der Weg Einer Freiheit e Farsot, ma aggiungerei anche gli Helrunar per i loro momenti intensi e i primi lavori degli austriaci Dornenreich) appare in tutta la sua irruenza, prima scombina e poi lievemente “svanisce”. Un tocco morbido ed efferato, pennellate decise che acquistano vigore solo con il dondolante passare dei minuti.

Quattro le canzoni, una sarà semplice intro, giusto un minuto buttato lì per stabilire la giusta connessione, dopodiché irromperà la tensione di un black metal crepuscolare, una forza trainante/melodica pronta a possedervi durante la sua naturale e semplice emissione. Bellissime le iperboli di A Drift In Desire, ma l’unico pezzo cantato in inglese non potrà oscurare la persuasiva doppietta formata da Finstere Nacht e Wahllos. Siamo ancora al cospetto di minuscoli frammenti di un possibile astro nascente, ma qualche volta sarebbe meglio giocare d’anticipo e andarci a tu per tu, solo per il gusto di conoscerli.

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