Malcuidant – Et la terre brûla​.​.​.

Andiamo di recuperi quest’oggi con il terzo disco dei miei “malvagi pupilli” Malcuidant. Con loro mi scatta sempre un che di materno essendo una di quelle formazioni underground solitamente poco […]

Andiamo di recuperi quest’oggi con il terzo disco dei miei “malvagi pupilli” Malcuidant. Con loro mi scatta sempre un che di materno essendo una di quelle formazioni underground solitamente poco considerate rispetto al valore delle produzioni (e dunque eccomi qui a “spingerli”). E non fa eccezione neppure  Et la terre brûla​.​.​. , terzo capitolo discografico uscito nel Dicembre 2015 per Apparitia Recordings.

Il black metal dei Malcuidant è così classico e distintivo da riuscire a spiccare sulla mediocrità ancora una volta. Ma vi posso già dire che se mi mettete alle strette vi confesserò che  Et la terre brûla​.​.​. è l’anello più debole fra quelli concessi sino ad ora, ma poco importa alla fine, davanti al peso specifico di una nuova lezione pratica su come va inteso e suonato il genere.

I Malcuidant fanno sanguinare le pareti da subito sulle aspre note di Mortelle et froide. Questi primi sei minuti sono fatti per inchiodarci a ridosso di una distruzione ventosa e ricolma di sofferenza, nient’altro che negatività sparsa con esanime potenza e pura manna per noi che la stiamo subendo. E’ incredibile come i Malcuidant riescano sempre a piazzare la zampata vincente in ogni occasione, l’ulteriore prova la testeremo su Le Calvaires des glorieux, una canzone dai tratti magnetici, quasi un sortilegio per come riesce a chiuderci al suo interno (esce fuori pure un qualcosa di epico). Quanto tagliano quelle chitarre, gelide e distaccate ma capaci di stupire con attimi di concreto splendore, penso ad esempio ad una title track (non sapete cosa vi state perdendo) capace di richiamare addirittura chitarre dal sapore “primi dischi Satyricon” o ai giri melodici di Morts et merveilles (quanto cresce ogni volta! Assolutamente prodigiosa). Intensa breve e roteante Les Flambeaux de guerre, riprova del fatto di come i Malcuidant sappiano maneggiare la materia più “ovvia” dello stilo scelto come missione musicale (qui colgo occasione per elogiare pure il lavoro del basso pronto a dare sempre uno certo spessore alla manovra). L’album terminerà il suo flusso sui nove minuti di Ornements de ténèbres, pezzo solo inizialmente riflessivo, giusto il tempo di accendere la miccia per l’ormai solita, stoica grandezza (quando attacca la sentirete sussurrare direttamente sulla pelle).

Et la terre brûla​.​.​. suggella a suo modo il percorso nascosto e dannato svolto sinora da questi velenosi francesi. Ascoltare e vivere un loro disco ci può fare solo che bene, e la legge viene fortunatamente confermata da questa terza chicca. Quando li ascolti capisci che non ti stanno affatto mentendo e questo non lo si può dire certo di tutti, belli o brutti che siano.

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