Lutomysl – Overcoming Babel

Lutomysl, amore ucraino che avanza ormai dal lontano 2004. In quell’anno feci conoscenza con il loro splendido I’mquintessence, un lavoro che porto “in grembo” ancora oggi. Da quel momento mai […]

Lutomysl, amore ucraino che avanza ormai dal lontano 2004. In quell’anno feci conoscenza con il loro splendido I’mquintessence, un lavoro che porto “in grembo” ancora oggi. Da quel momento mai più un errore, anzi continui colpi di fulmine, boati che proseguivano incandescenti anche sul finire del 2012 grazie all’imponente Overcoming Babel, per il sottoscritto ennesima conferma di superiorità (e spero anche per altri anche se non ci credo veramente a fondo). La furia di Lutomysl continua a mietere il proprio raccolto fregandosene ben poco di ciò che la circonda, è “solo” black metal, per tanti sarà “il solito black metal” ma per me non sarà mai così, per me il black metal di questo signore riesce ad essere dannatamente personale (unico), pregno di malsana/epica/incollante melodia capace di stupire puntualmente su ogni brano. A restare c’è desolante lacerazione interna, un qualcosa che non si dimentica, penso sia questo (più o meno) il pensiero di tutti quelli che riescono a seguire passo dopo passo questo progetto, catturare per se tutto “il possibile” diventa una operazione così facile da lasciarci pietrificati (e anche a questo turno di spunti se ne trovano a iosa).

Sono otto i pezzi che compongono Overcoming Babel, tutti intensi, tutti trainati da un urlo liberatorio in grado di regalare disperazione, ribellione ad ogni passaggio (portato al limite, sospirato, in grado di portare una sensazione da “ferita aperta”), ma come sempre sono le chitarre a rappresentare la netta, la reale differenza con tanti altri progetti sparsi per il globo, Lutomysl riesce difatti a tirare fuori dal cilindro melodie perfette a ripetizione, melodie necessarie a curare gli spiriti più inquieti. C’è dunque aggressione, c’è la registrazione semi-caotica a trainare il comparto, ci sono cambi di “livello” incredibili e nonostante tutto c’è anche l’attenzione per i particolari. Tutto ci viene sputato in faccia con rabbia selvatica, una rabbia che solo a tratti diventa “controllata”, quasi consapevole del proprio innato valore, una rabbia che quasi si “compiace” nell’unico intento di colpire o sconvolgere.

Per chi non conosce il monicker Lutomysl il rischio di bollarlo come “gruppo fra i tanti” è veramente concreto, solo chi ci ha passato diverso tempo assieme potrà recepire la completa forza, la bellezza di un’opera di questo calibro. Colla persuasiva, materia che cola lentamente sulla serratura sbarrando ogni via d’uscita, l’imposizione a combattere con gioie e dolori senza voltarsi mai indietro.

In certi momenti l’eccessiva freddezza potrebbe davvero sconvolgere, lasciare tristemente immobili o “peggio” privi di sensazioni, se si riesce ad abbattere l’ostacolo la speranza di entrare dentro a questa musica sarà più alto (anche se rimarrò lo stesso difficile). Poi che siano la forza di Behind The Mask, l’intensità di Don’t Put Out! (ditemi voi cosa non è il finale…), la preparazione di Confession, le scudisciate di Slave, la strana epicità di With the Bursting Freedom, la magnificenza malinconica di To Ashes o la “sbornia sensitiva” di Babel poco importa, tutto infine merita di essere vissuto, secondo per secondo, istinto per istinto, questo e null’altro ciò che vuole/richiede il progetto Lutomysl.

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