Lurking Fear – Out of the Voiceless Grave

Bella sorpresa o forse sarebbe più esatto non definirla così vista la solidità, la tenacia di voler perseguire uno stile ben delineato e marcato da parte di personalità di spicco […]

Bella sorpresa o forse sarebbe più esatto non definirla così vista la solidità, la tenacia di voler perseguire uno stile ben delineato e marcato da parte di personalità di spicco come Tomas Lindberg e Adrian Erlandsson. Ma se i due At the Gates non necessitano il bisogno di precise presentazioni, una piccola menzione è altresì doverosa per le due asce Fredik Wallenberg (già con Embalmed e Sarcasm) e Jonas Stalhammar (Bombs of Hades, God Macabre) e per il bassista Dread (Tormented, Infestdead).

Il tutto si racchiude sotto il monicker di Lurking Fear e visti i nomi coinvolti non deve essere stato affatto difficoltoso trovare spazio nel prestigioso roster della Century Media Records per “propiziare” il primo lavoro chiamato Out of the Voiceless Grave. Lecito dunque aspettarsi un disco in piena tendenza At the Gates? si e no mi verrebbe da dire, il si è ovviamente a favore dei nomi coinvolti mentre l’altra fazione non era quotata più di tanto visto il recente e convincente (e appagante) ritorno della famosa band di qualche anno fa.

Per quanto mi riguarda Out of the Voiceless Grave non raggiunge le vette di un At War with Reality, disco che nel suo piccolo è riuscito a determinare traguardi clamorosi, ma visto che tale opera non tutti ha soddisfatto bisognerà pur sempre andarci con i piedi di piombo prima di dare per scontato un qualcosa. La differenza che salta subito all’orecchio ascoltando il debutto Lurking Fear è una maggiore crudezza, un forte senso di abrasione, una propensione alla “spinta” accompagnata degnamente dalle corde vocali di un Lindberg sempre più cavernoso, roco e corrosivo con l’andare degli anni.

Out of the Voiceless Grave mena le danze per 42 incessanti minuti, martellanti e ineccepibili dal lato tecnico/costruttivo, insomma pura “manna” per chi non reputa mai abbastanza le uscite di prodotti dalle lande svedesi, prodotti ferali ma sempre attenti e scrupolosi nel mettere in scena una buona fetta di formalità. Il disco si espande rapidamente a macchia d’olio e viene rafforzato da giri ripetuti nelle nostre casse, anche se non ci vorrà l’illuminazione di rito per capire che certi livelli di stupore non verranno realmente mai smossi. Nelle mani ci rimane però un disco senza dubbio solido e dalle buone capacità d’intrattenimento, ma d’altronde ascoltare certe personalità all’opera rende subito le idee chiare e un certo livello viene bene o male garantito. Inutile disquisire sul quanto poteva servirci o meno quest’oggi, direi che il confronto con il nostro personale livello di appagamento sarà la migliore/peggiore -ma soprattutto sincera- delle risposte. Poi chissà che Out of the Voiceless Grave non sappia tornare con maggior prepotenza più in là nel tempo, devo dire che un pochino ci credo, nel frattempo prendiamo, gioiamo e accogliamo l’ennesimo nuovo nome di una scena unica. Il cerchio sarà adeguatamente aperto dalle feroce Vortex Spawn e chiuso fra le spire di una Beneath Menacing Sands d’alta classe.

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