Lost Society – Braindead

Sembrava per me la volta buona con loro, ma diciamo che non lo è stata completamente (non so perché la stia aspettando così, significa che in qualche modo recondito ci […]

Sembrava per me la volta buona con loro, ma diciamo che non lo è stata completamente (non so perché la stia aspettando così, significa che in qualche modo recondito ci credo) anche se perlomeno le cose non sono sconfinate sul negativo andante come “al solito” in passato. Ho un rapporto travagliato, sicuramente “balzano” con la musica dei Lost Society, una band che puntualmente riesce a tirarti fuori autentici tormentoni per poi cedere inesorabilmente quando si tratta di mettere da parte “legna sulla distanza”. Così, per il nuovo Braindead (il disco arriva due anni dopo Terror Hungry e li vede ancora una volta puntualmente svezzati dalla Nuclear Blast Records) giungo a sentire come anteprima il bel video di I Am the Antidote, un pezzo tanto semplice quanto rozzo ed efficace (heavy-thrash-grunge-Pantera), ma soprattutto portatore di una “fottuta presa”, granito heavy spalmato in faccia senza pretese o facili accelerazioni, così ben riuscito che già mi pregustavo un disco “bello pesante” –e in qualche modo diverso- sulla medesima scia. E invece “immaginare è bello” poiché il brano rimarrà un corpo mezzo avulso rispetto al resto (non del tutto forse, diciamo che Hollow Eyes e Only (My) Death Is Certain in qualche li si aggirano) ma in questo caso bisogna spezzare una lancia a loro favore perché c’è da dire che l’album riesco infine a digerirlo meglio (secondo quali leggi proprio non lo so, tolte certe finezze sono pur sempre loro) rispetto ai suoi diretti predecessori, con buona pace di tutti i fottuti preamboli esistenti, e va bene così, fottutamente meglio così.

Sicuramente ha giocato a favore di Braindead la “compattezza”, il disco (se togliamo il rifacimento bislacco e singolare della song Terror Hungry posto alla fine) riesce a gestire meglio i suoi minuti, questo sicuramente in relazione ai sei “ben spesi” in apertura con la già menzionata I Am the Antidote. Seppur timidamente si può dire che i Lost Society lascino intravedere in questo caso il tentativo di provare a tastare una strada “adulta” senza però rivoluzionare il loro schietto concept, che rimane di base ancorato ad un immaginario thrash metal spinto e caciarone.

Buonissimo il tiro, il sound penetra, vive ed esalta, contribuendo alla buona riuscita finale di Braindead. La seconda in scaletta Riot musica ottimamente il significato del suo titolo, brano sicuramente “simpatico” e tutto ma che un po’ stona dopo un ingresso così ben pensato e pachidermico (sembra stare lì a dire “hey ragazzi siamo sempre i Lost Society , non dovete affatto preoccuparvi”). Si ricarica la carabina con Mad Torture, pezzo che scorre fra velocità ed introspezione sulla scia di un refrain davvero indovinato, la seguente Hollow Eyes rallenta nuovamente i ritmi prediligendo però la costruzione rispetto all’impatto (il brano riesce a salvarsi ma si perde anche un pochino lungo il tragitto). La seconda parte di Braindead si apre con la scattante Rage Me Up, giù di velocità senza pensare ad altro, in questo caso il cambio di coordinate riesce loro decisamente meglio. Con Hangover Acivator si va sul classico, riffing a bruciapelo e cantato “fuori dalle righe” (fra le cause del “matrimonio mancato” c’è da inserire la poca esaltazione che spesso nutro per la voce di Samy) prima di tornare a “pensare” con gli otto minuti di Only (My) Death Is Certain, brano che deflagra su un chorus dall’attitudine Children of Bodom. P.S.T. 88 è il simpatico tributo ai Pantera usato come heavy-anthem di chiusura, senz’altro un piacevole esercizio di stile e di porre fine alle ostilità.

Quotazioni in rialzo per quanto mi riguarda, i Lost Society tentano una lieve diversificazione e dalla mia visuale –visti i precedenti- le cose vanno meglio così.

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