Lonewolf – Raised on Metal

I Lonewolf sono una di quelle formazioni che non posso fare a meno di adorare. Dannatamente semplici nel loro essere derivativi ma fautori di album sempre sufficienti e in linea […]

I Lonewolf sono una di quelle formazioni che non posso fare a meno di adorare. Dannatamente semplici nel loro essere derivativi ma fautori di album sempre sufficienti e in linea con quello che il buon estimatore di metal classico vuole sentirsi bisbigliare nelle orecchie.

Arrivati al primo full-lenght nel 2001 non hanno mai lasciato spazio alla troppa inattività, e con il motto del “darci dentro” è arrivato il 2017 a darci i frutti della nuova covata (la nona, l’apice di un percorso che li ha visti negli ultimi anni parecchio attivi) sotto forma del nuova pergamena di fede chiamata esplicitamente Raised on Metal. Si potevano avere dei dubbi circa la proposta che avremmo potuto a questo giro ascoltare? Ma certo che no!

I Lonewolf sono questi e se non vi stanno bene quella è la porta! Come dimenticare i rozzi esordi tendenti allo speed? Oppure la costante maturazione di metà carriera che li ha portati -senza snaturare- in territori decisamente corali, se vogliamo più semplici ma anche maturi, talvolta “pirateschi”? Io amo definirli come i Paragon francesi, figli di un metal roccioso che riesce a glorificare nomi importanti (oggi penserete molto a Grave Digger, Running Wild o Manowar) senza mai infastidire.

Raised on Metal è figlio dell’esperienza maturata passo dopo passo da Jens Börner, la sua voce il migliore e distintivo tratto del marchio Lonewolf, una voce tonante, pronta a smuovere e a trasudare sporcizia in modo sgraziato ed epico. Passano le ere ma questa sembra non voler cedere grammi al passare degli anni e quell’immagine di copertina ci viene messa li in sostituzione di tanti concetti che possiamo facilmente intuire.

Insistono i Lonewolf, e battere quel ferro sembra essere per loro terapeutico perché con Raised on Metal mi tirano fuori dal cilindro un qualcosa d’altamente clamoroso, un disco che non mi ha fatto esitare e dopo un ascolto e mezzo si trovava già in cima dei miei loro preferiti. Ma come può accadere tutto questo? Come può una band partorire il loro disco migliore (lo metto sullo stesso valore di The Dark Crusade) al nono tentativo? Francamente è inspiegabile ma più “comprensibile” se pensiamo che la band è uscita fuori leggermente in ritardo rispetto al “boom” o meglio rinascita del genere. Ma la voglia di sintetizzare in aggiunta all’esperienza maturata può far nascere talvolta casi come questo e tocca a noi il nevralgico compito di non farceli sfuggire di mano.

Cosa dire dunque su Raised on Metal? In breve possiamo definirlo come una versione più tagliente, scoretta e malsana del suo predecessore The Heathen Dawn. E’ un lavoro che non cincischia, accende subito i contatti e rilascia ad ogni colpo fiamme davvero potenti quanto importanti. Ritroveremo i Lonewolf di sempre certo, ma ancor più cattivi e decisi nel far rispettare la loro legge sotto forma di un obiettivo che si rende chiaro sotto ogni colpo qui sagacemente inflitto.

E con una tracklist del genere come non uscirci di testa? Pugnalate su pugnalate, a dir poco clamorose le prime sei, ma anche le restanti quattro -se dato loro tempo- riusciranno a stabilire quel sacro contatto. I loro nomi sono: Unleashed the Wolf (furia, furia, furia), la coriacea Souls of Black (e che ritornello, esempio perfetto di come la semplicità paghi), Through Fire, Ice and Blood (tagliente anthem atto a bucare il cervello), title track (trainante e pulsante con la sua doppia cassa a “elicottero”), la melodica Flight 19 e la breve (2 minuti e 45!), veloce e arcigna Extinction of the Stars. Ma ci troviamo di fronte a un disco al quale non si possono fare torti, e quindi antenne ben rizzate anche durante le successive Evil (“lentone” ipnotico), Skinless Smile (la migliore a mio dire di questo quartetto inseguitore, ideale connubbio fra potenza e melodia), No God, No Master e Dark World Order.

A dir poco convincenti i Lonewolf, il loro Raised on Metal va di diritto fra le migliori produzioni classic metal di quest’anno. Godetevi ed elogiate senza remore tale sbornia di possente metallo.

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