Lock Up – Necropolis Transparent

Mi sono sempre piaciuti i Lock Up, un progetto nato per divertire e divertirsi che se ne esce dall’incubatrice solo quando ne ha voglia, per fare quello che vuole. Pleasures […]

Mi sono sempre piaciuti i Lock Up, un progetto nato per divertire e divertirsi che se ne esce dall’incubatrice solo quando ne ha voglia, per fare quello che vuole. Pleasures Pave Sewers sembra uscito giusto ieri (invece si porta dietro l’anno 1999, diamine come passa il tempo), eppure è un disco ancora attualissimo, di sostanza e violenza, l’ideale compagno per quando si vuole sgomberare il cervello tramite l’impatto (il bis con Hate Breeds Suffering rimaneva altrettanto piacevole).

Quasi dieci anni separano il terzo album dal secondo, dieci polverosi anni spezzati da Necropolis Transparent, un disco che ti fa percepire istantaneamente quanto diamine ti siano mancati i Lock Up durante il loro “letargo”. Passa il tempo ma i nostri beniamini (i soliti Tomas Lindberg, Shane Embury e Nicholas Barker accompagnati a questo giro dal chitarrista Anton Reisenegger) non hanno di certo appeso passione, motivazione o voglia di fare baccano al chiodo. Li troviamo ancora li al proprio posto, come sempre li abbiamo desiderati e accolti, con il loro grindcore/death metal di ovvia discendenza Napalm Death/At The Gates/Terrorizer/Slayer. Li ritroviamo in perfetta forma con un disco sconquassante, schietto e giocoforza violento. L’irruenza unita all’accavallarsi dei brani procura la solita goduria, la tracklist appare ancora una volta magica nel suo incedere distruttivo/ritmico, così non faremo in tempo a “lamentarci” per una bellezza appena passata, che quella sarà già li pronta ad accoglierci.

Sono tutti davvero perfetti ma una lode speciale va al sempre verde Tomas Lindberg, la sua voce rappresenta “pura scuola”, ed ora ci si mettono anche gli anni a limarla al meglio, per un risultato logicamente più maturo ma anche accattivante. Il resto della macchina è -nemmeno a dirlo- perfettamente oliato e incollato pezzo su pezzo, si  generano così una serie di canzoni sulla cui presa (la capacità di rapire totalmente l’ascoltatore) sono pronto a scommettere.
Schegge impazzite come Brethren Of The Pentagram, Accelerated Mutation, The Embodiment Of Paradox And Chaos, la title track, Rage Incarnate Reborn, Unseen Enemy, Discharge The Fear e Through The Eyes Of My Shadow Self sono tutti abili esempi di cosa significhi il termine: “signor caos“. Non va poi omessa la strumentale “slow” posta prontamente alla fine delle ostilità, Tartarus è inusuale e rarefatta, degna conclusione di un sicuro highlight  2011.

Necropolis Transparent, se ne sentiva il bisogno ma non lo sapevamo.

About Duke "Selfish" Fog