Limbonic Art – Spectre Abysm

Si è fatto discretamente attendere Daemon prima di riportare sotto una fioca luce il progetto Limbonic Art. Ben sette anni ci sono voluti prima che il nostro si decidesse a […]

Si è fatto discretamente attendere Daemon prima di riportare sotto una fioca luce il progetto Limbonic Art. Ben sette anni ci sono voluti prima che il nostro si decidesse a dare un seguito a Phantasmagoria, disco che non aveva di certo fatto esultare gli accaniti seguaci della band norvegese (ma a me non era affatto dispiaciuto). Così il nuovo Spectre Abysm sembra proseguire su quell’identica strada segnata dal suo predecessore, quel che è certo è che il nuovo nato snellisce le paturnie legate alla tracklist facendo fermare l’orologio dopo tre abbondanti quarti d’ora di durata e sette canzoni. A sensazione sembra che il nostro sia stato quasi costretto per “dovere” a riesumare il monicker dopo tanto tempo, a lasciarlo intendere troviamo un songwriting marmoreo, che definirei a pelle frettoloso, e canzoni che si lasciano ascoltare come tante altre, senza imprimere quella sacra impronta Limbonic Art che sempre ci aspetteremmo di sentire. Insomma dimenticarsi di essere al cospetto dei maestri della sinfonia nera non mi sembra una cosa da prendere in considerazione per salvare la baracca (comunque non accettabile in questo caso), ciò nonostante il disco riesca a portare un suo timido risultato a casa. Nulla di trascendentale sia chiaro, giusto qualche lampo quando certe partiture si aprono “a ventaglio” alla loro maniera, perché per il resto l’album sembra volersi portare avanti nella completa apatia di un trainante gioco al massacro davvero poco produttivo, cosa dal mio punto di vista meglio riuscita e già abbondantemente esplorata sul capitolo precedente.

Non è ammissibile dopo sette anni trovarsi in cuffia uno Spectre Abysm così “elementare” (mezzo vuoto forse rende meglio l’idea), un disco che non tenta di compiere il minimo guizzo affidandosi solo a qualche momento ben riuscito fornito dal trademark che purtroppo si perde nell’anonimato, inghiottito dal pericoloso “vuoto apatico” dei minuti subito circostanti.

L’amarezza rimane a dettare legge ed è un peccato poiché la copertina e i tanti anni lasciati alle spalle potevano far presagire ad un ritorno veramente importante. Tuttavia nonostante il mio voto infine parli chiaro non mi sento di dichiarare cose del tipo: “statene alla larga” e via discorrendo. In fondo i nostri percorsi differiscono, diventano personali e sempre diversi di anno in anno, modulando aspettative e ricordi vari, quindi immagino che in giro ci possa essere qualcuno in assoluta estasi di fronte alle note di Spectre Abysm. Io però a questo giro mi faccio silenziosamente da parte, e mi limiterò a collezionare intimamente quei pochi frangenti realmente di spessore ascoltati lungo questo disco, alcuni guizzi del duetto formato da Ethereal Traveller/Disciplina Arcani mentre Triumph of Sacrilege e l’ultima Through the Vast Profundity Obscure le riesco ad accettare più o meno nelle loro interezze.

About Duke "Selfish" Fog