Lantlôs – Melting Sun

Quarto disco nel pallottoliere di Markus Siegenhort, i suoi Lantlôs checché se ne dica non hanno ancora sbagliato un colpo e la curiosità per il nuovissimo Melting Sun era davvero […]

Quarto disco nel pallottoliere di Markus Siegenhort, i suoi Lantlôs checché se ne dica non hanno ancora sbagliato un colpo e la curiosità per il nuovissimo Melting Sun era davvero molta (o almeno, per me lo era). Posso parlare ad esempio dell’impatto avuto con l’artwork di copertina, uno di quelli in grado di rivelare già molto ancora prima di sentir vibrare la prima singola nota nell’aria, ma ciò è irrilevante o forse poco più ai fini del tutto; certo è sempre meglio avere sotto gli occhi una bella copertina (che fra le cose evidenzia proprio un certo lato visionario, grossa e quindi poco velata “rivelazione” di quello che ci attenderà una volta partito il viaggio) specialmente se poi ben si collega al fattore “impalpabilità” regnante nella proposta musicale, una copertina che irradia, scopre tutto e al contempo acceca, tutte caratteristiche riscontrabili durante i sei passaggi dell’opera.

Melting Sun è l’ulteriore step evolutivo della creatura Lantlôs, un passaggio che ripiega minuziosamente le strutture più estreme di lato per concedersi completamente ad un abbraccio sensoriale, il disco vuole chiaramente “scardinare barriere” come unico e preciso intento, vuole toccare l’animo, l’intimo, vuole infine fare male senza cercare troppo di nascondersi, cerca le ferite aperte, laddove si prova più dolore, ma allo stesso tempo cerca di confortare tramite continue “visioni di echi”, offre un appoggio, una precisa volontà di rinascita. Si, è praticamente impossibile dare a parole un idea che si avvicini anche solo lontanamente a quello che questa musica è in grado di descrivere, potrei sproloquiare ancora a lungo a riguardo ma diventerebbe sempre più una cosa personale, un match fra me e Melting Sun e credo che ciò possa interessare davvero a pochi.

Una delle doti migliori della musica è quella di saper scoordinare, ovvero di non dare un idea precisa di quello che si sta ascoltando. Mi sono trovato molto spesso in -definiamoli- “ponti temporali” durante l’ascolto dell’album; ora mi spiego meglio, alcuni momenti svanivano come lucida amnesia per riaffiorare dopo (magari anche dopo dopo, quando il disco termina e tu stai facendo tutt’altro), e ogni volta di ritorno sprigionano pura emozione, e quando succede si sa, vuol dire che la musica ha fatto centro, diventa di diritto parte di quello che siamo, ricordo sparso chissà dove pronto a ritornare quando meno te lo aspetti.

E come dovrei cercare di definire Melting Sun I: Azure Chimes ? Molto probabilmente il pezzo che mi farà ricordare questa annata più di altri. La voce quasi “distratta” di Markus culla, trascina senza imprimere forza e quando il tutto si evolve non si può che restare immobili e fissare, fissare, continuare a fissare con occhi sbarrati e guardare di fronte, poco importa se è qualcosa di bello o brutto. Ed il tempo per una volta è solo un orpello, non si presta attenzione a quello che sta circolando, magari lo scopriremo dopo, quando avremo voglia e tempo di destarci dal piacevole torpore. I suoni avvolgono, le chitarre elettriche danno solo l’impressione di “potenza” ma puntano a guidare tramite il feeling, e la produzione è proprio quest’ultima parola, ne più ne meno, ogni microcosmo si apre in un altro e tutto si rende protagonista ogni qual volta fa la sua comparsa. Che sia la voce, il basso, la batteria o ovviamente le chitarre si “sente” tutto, e la pace dei sensi ringrazia.

Cercare di continuare a sezionarlo mi porterebbe  solamente a banalizzarlo (dico solo che l’inizio di Melting Sun IV: Jade Fields mi distrugge) , vi basti solo sapere (che poi è interessante come ancora si cerchi -a livello di web- di parlare di un qualcosa dando per scontato che chi legge ne sia distante quando invece bastano al massimo tre click per rimediare) che non troverete nulla fuori posto (ma va! non si era capito?), ed ogni volta sarà meglio di quella prima, ogni nuova volta quel dato momento vi piacerà in maniera maggiore rispetto a quella prima, ve lo gusterete con ancora più fame e ne sarete al contempo, in tempo reale, saziati.

Si, Melting Sun è quel disco, quello che non ti fa emergere i classici pensieri “poveri”, basta solo saper vivere per viverlo.

 

“A Gloomy Intensive  Rock Opera”.

About Duke "Selfish" Fog