Lacuna Coil – Dark Adrenaline

La carriera dei Lacuna Coil si può dividere in due tronconi sproporzionati, il primo è davvero breve e penso duri il tempo di un solo ep e del primo album […]

La carriera dei Lacuna Coil si può dividere in due tronconi sproporzionati, il primo è davvero breve e penso duri il tempo di un solo ep e del primo album In A Reverie, poi il boom, un boom iniziale nel quale magari non credevano nemmeno loro. Da Unleashed Memories in poi le cose non sono troppo cambiate, certo l’esperienza e il “sapersi muovere” sono sicuramente aumentati, ma tirando le somme la ricetta base non è mai cambiata vertiginosamente. I Lacuna Coil hanno trovato la quadratura del cerchio, la formula vincente, la squadra che vince e dopo svariati anni li troviamo qui (non più ragazzini) intenti a scrivere brani della stessa lunghezza emotiva. A ben sentire su Dark Adrenaline c’è forse più impatto, ma non lo noti più di quel tanto. Non c’è evoluzione, per adesso i Lacuna Coil badano al sodo, vogliono “tenere botta”, anzi a mio modesto parere riescono pure a migliorare le due uscite direttamente precedenti (Karmacode e Shallow Life), danno un bel segnale, soprattutto per quanto riguarda la brillantezza di scrittura.

Anni e anni di discussioni penso che abbiano ormai spento i fuochi critici nei loro confronti, penso sia anche inutile continuare a discutere una band che ha saputo venir fuori con le idee giuste per allargarsi, per sfondare nel momento propizio. Se piacciono bene, se non piacciono altrettanto bene, di sicuro stanno continuando a battere un sentiero coerente (e di successo), che non snatura il loro essere.

Dark Adrenaline presenta una tracklist pompata, diretta e fortunatamente priva di filler (qualche acciacco lo riscontro verso la fine nel duetto The Army Inside/Fire, ma ciò non avvelena il prodotto), la produzione fa il suo dovere andando ad esaltare con puntualità chitarre e voci. Il reparto vocale -da sempre punto focale della formazione milanese- rende sempre alla grande, a questo giro Cristina cerca più metodi di variazione (in diversi punti quasi non sembra lei) mentre Andrea da il solito (e solido) contributo melodico, io l’ho sempre apprezzato (anzi vorrei che la sua voce comparisse più spesso) ma chi ne ha fatto una “croce” non ne uscirà di certo ora. L’angolo cover anche questa volta è bello “ruffianone”, sono i R.E.M. a venir ommaggiati con la mitica e straconociuta Losing My Religion, la canzone viene fatta prigioniera del sound Lacuna Coil, diventando un capitolo onirico e sospeso rispetto al resto dell’album.

Il bello lo si sente tutto assieme a partire dal primo singolone Trip The Darkness (sale incredibilmente con gli ascolti) per arrivare a Intoxicated (nel mezzo nuovi “tormenti” saranno certamente Against You, Kill The Light e le mie preferite: la romanticosa strappalacrime End Of Time e la sensuale hit Give Me Something More). My Spirit mi ha portato a fare parallelismi con il finale di Comalies -nello specifico proprio con la sua title track- davvero un buon modo di terminare un disco di buon spessore come questo.

Continua la lotta (in qualche modo “uno scambio continuo”) fra Lacuna Coil ed Evanescence, ho sempre pensato che in qualche modo si influenzassero a vicenda e continuo ancora a pensarlo. Tolti questi discorsi da due lire rimane il solito: “se vi sono sempre garbati qui andate a botta sicura, altrimenti restate tranquillamente a gironzolare altrove, le cose non sono minimamente cambiate“.
Dark Adrenaline rappresentava un bel segnale, si poteva magari pensare ad una parabola discendente giunti a questo punto, invece sono stati capaci d’arrestarla, usando molto mestiere e solita bravura.

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