Lacrimosa – Revolution

Forse lo sbaglio che facciamo un po tutti con i Lacrimosa è quello di aspettare un ritorno qualitativo ai tempi dei primi dischi (eppure quanto è già passato anche da […]

Forse lo sbaglio che facciamo un po tutti con i Lacrimosa è quello di aspettare un ritorno qualitativo ai tempi dei primi dischi (eppure quanto è già passato anche da Elodia o se vogliamo allargare da Fassade? sembrano ere!). Ma è bene sgomberare da subito la mente a riguardo, quei Lacrimosa non torneranno più ed è inutile anche solo pensare una cosa del genere. Qui si aprono due possibilità, quella del lamento con piagnucolamento annesso (ignorarli sarebbe meglio), oppure possiamo continuare a seguirli con passione e un mezz’occhio chiuso. E’ anche vero che se ci guardiamo in giro vediamo formazioni che invecchiano male diventando il proprio spettro personale, gruppi che magari cercano nuove idee/strade senza riuscire nemmeno a trovarle; io dico che sono meglio questi Lacrimosa nel mantenere inalterato il loro stile (uno stile in ogni caso considerabile come unico), perché anche questa volta -nonostante il titolo potesse far presagire tutt’altro- ci troviamo per le mani un disco piacevole ed elegante, un lavoro che riassume ciò che sono stati da metà carriera circa in poi. Revolution è come se fosse il trionfo del “Lacrimosa pensiero“, riaffiorano anche ritmiche vicine al metal (anche grazie alle collaborazioni con Henrik Flyman, Mille Petrozza e Stefan Schwarzmann ) così come “ritrovate” intelaiature alla Elodia style. C’è un poco di tutto insomma, sicuramente c’è quello che serve per non annoiarsi (da questo punto di vista i dischi precedenti erano molto più deboli) ed essere contenti per una discografia che s’ingrossa con un nuovo tassello.

Il duo Wolff/Nurmi crea e disfa, sa ancora come muoversi e muovere cose e situazioni (diciamocelo, quando hai a disposizione due voci del genere hai già metà del lavoro già pronto) anche se il lavoro potrebbe richiedere sempre più fatica. Alcuni nuovi brani non folgorano di certo come un tempo, altri non danno all’anima quella necessaria “nutrizione” che solevano dare un tempo, ma c’è comunque da essere contenti, poiché la fiammella Lacrimosa continua silenziosamente a splendere nella penombra (l’immagina di copertina sembra voler attirare l’attenzione su di se: “eccoci siamo ancora qua!“) e a lottare oltre le difficoltà.

E’ una greve eleganza quella che introduce il disco, Irgendein Arsch Ist Immer Unterwegs entra di diritto fra le più fascinose creazioni degli ultimi tempi, Tilo è carico più che mai e lancia l’ingresso di Anne con una If The World Stood Still A Day che appare concretamente eterea ed elettrica oltre che vigorosa. Verloren ripropone la presenza dello spettro The Sister Of Mercy tramutandosi ben presto in un trionfo sinfonico/elettrico ben confezionato, pomposo e a modo suo esaltante (discreto baccano, si devono essere divertiti non poco nel suonare questo pezzo). This Is The Night rappresenta secondo il mio gusto l’anello debole di tutto Revolution, sarà il ritornello troppo insistente e forzato che mi ha ricordato i Savatage (???) più sinfonici o altro, non so, so però che lo trovo fuori luogo in questo contesto, ma anche al di fuori di questo la canzone non riesce proprio a convincermi, anche dopo diversi (e forzati) passaggi. Feuerzeug si concede a melodie fiabesco/circensi in un susseguirsi amaro, indovinato il crescendo nonostante il “restare troppo nascosta” di Anne Nurmi mi fa sempre un poco patire. Refugium è partita privata esclusiva tra pianoforte e Tilo (sempre piacevole da ascoltare nonostante il passato abbia regalato pietruzze decisamente migliori). Weil Du Hilfe Brauchst è un trionfo passionale, la formazione si compone, si mette a proprio agio nella realizzazione di un approccio “crescente”, autoritario e destabilizzante.
Per gli undici minuti di Rote Sinfonie basterebbe far parlare il titolo, mirabile lo sfoggio non comune di qualità creativo/compositive, varietà a catinelle mentre il tempo vola su pensieri sognanti già sbiaditi alla partenza. La title track (qui si che si tenta una sorta di “rivoluzione”, un brano quasi “cyber”, folle e diabolico) chiude un disco facile da ascoltare ma più difficile da posizionare, dai tratti quasi spiazzanti (come se loro stessi cercassero in tutti modi di perdere la bussola, ma questa più forte del pensiero torna sempre indietro secondo “leggi divine”). L’unico forte rammarico rimane infine una Anne Nurmi tenuta troppo “nascosta”.

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