Lacrimas Profundere – Hope Is Here

In occasione del loro undicesimo full-lenght i tedeschi Lacrimas Profundere provano “il passo avanti”, un passo avanti pienamente consapevole del percorso lasciato con tanta fatica alle spalle, ma capace di […]

In occasione del loro undicesimo full-lenght i tedeschi Lacrimas Profundere provano “il passo avanti”, un passo avanti pienamente consapevole del percorso lasciato con tanta fatica alle spalle, ma capace di cospargere l’aria con sensazioni tanto decise quanto –a sorpresa- “adulte”. Ma al contempo non c’è da gridare alla totale rivoluzione -giusto per non correre il rischio di deludere i seguaci fin qui arrivati- c’è solo la voglia di andare un poco oltre quella formula catchy e tenebrosa che li aveva positivamente contraddistinti sino all’ottimo Antiadore.

Così dopo tre anni possiamo assaggiare Hope Is Here (ci arriva tramite la Oblivion) questo il nuovo ed “intricato” messaggio da parte della band, un messaggio che di certo non cambia l’attitudine facile, potente e malinconica tipica del monicker Lacrimas Profundere. Dodici nuovi brani per 45 minuti di durata, con la scaletta pronta a mostrare alcuni lati “imprevedibili” già alla partenza, nella fattispecie con la lunga (sei minuti) The Worship of Counting Down, un pezzo che mi ha fatto considerare l’ipotesi di aver messo su un gruppo particolare come gli Antimatter (intuizione che ritorna guardacaso anche durante la chiusura acustica di Black Moon). Ma possiamo pure basarci su questa “sensazione” per descrivere la nuova impronta registrata su Hope Is Here, dovrebbe bastare per riuscire ad immagire le coordinate che potremo andare ad incontrare o vivere, coordinate che come già anticipato non rivoluzionano il loro ormai tipico e suadente stampo. Ciò è stato possibile anche grazie alla voce di Rob Vitacca che con il tempo risulta sempre più gradevole (chissà che qualcuno non possa rivalutare i suoi primi lavori con la band dopo questa esperienza) e perché no –a suo modo e in piccole sfumature- personale.

Un velo oscuro si depone sopra una canzone che potremmo definire “un classico” come My Halo Ground, il suo refrain è bello dannato e non ci lascia andare via indifferenti. Altrettanto prova a fare la title track ma con armi diverse e in qualche maniera “brillanti”, la successiva Aramis richiede forse una gestazione tutta sua, ma alla fine -come ogni altro loro pezzo- arriverà comunque al fantomatico “contatto”. Avvolti da una costante e mai fastidiosa nebbiolina proseguiamo l’ascolto attraverso le costanti scosse elettriche di A Million Miles e l’immancabile hit che a questo giro prende il nome di No Man’s Land. Già molte cose da dire al giro di boa, ma Hope Is Here non intende mollare dinamiche ed ispirazione, un risultato che solo un’accurata esposizione al lavoro può comportare, e così non ci resta che prendere un bel respiro e far cadere in successione canzoni come Pageant (altro “esercizio”unico riscontrabile su Hope Is Here), la passionale ballata You, My North mentre per la categoria “ritornelli perforanti” va quantomeno menzionata Awake.

Ma nonostante la pregevolezza e tutte le belle canzoni portate anche questa volta a casa, Hope Is Here non riesce a collocarsi nelle prime posizioni della mia particolare classifica Lacrimas Profundere, ma in ogni caso fa piacere poter disporre di una nuova freccia di valore “poco scontato” a loro nome. Un nuovo capitolo gothic rock/metal su cui poter fare completo affidamento.

About Duke "Selfish" Fog