Lachrimatory – Transient

Doom death metal dal taglio depressivo, non si direbbe -ascoltandoli- che la provenienza dei Lachrimatory è da ricercarsi in pieno suolo brasiliano, eppure così è sin dal 1999, poi venne […]

Doom death metal dal taglio depressivo, non si direbbe -ascoltandoli- che la provenienza dei Lachrimatory è da ricercarsi in pieno suolo brasiliano, eppure così è sin dal 1999, poi venne tempo per un paio di demo prima dell’unica opera su lunga distanza (ad oggi) intitolata Transient. Il disco uscì originariamente autoprodotto nel 2011 (anche se “a sensazione” potrebbe benissimo appartenere ai primi anni novanta) ma solo nel 2014 ricevette giusta “menzione” grazie all’interesse della Solitude Productions che molto probabilmente poco si è fatta pregare prima di decidere di ristampare l’opera.

I Lachrimatory suonano doom death “vero”, fuori dai riflettori, profondo e nascosto quel tanto che basta per generare immediato-incondizionato rispetto. Troveremo la “tipica formazione” allargata grazie all’inserimento di un violoncello in grado di aumentare una base d’inquietudine già elevata di se. Lenti passi, pensati sempre una volta più del necessario, passi che ci accompagneranno oltre l’ora di durata sopra un percorso per niente semplice e “confortevole”, anche per chi il genere lo bazzica da tempo. Non nascondo di averlo preso abbastanza “male” ad un primo ascolto, ma per fortuna si trattava di un ascolto nel momento sbagliato, già cancellato ad una seconda meritevole ripassata. Di certo i Lachrimatory non si sforzano per compiacerci e proprio questo sarà il punto forte dell’uscita che mai (proprio mai) ne vorrà sapere di stendere rilassanti tappeti.

Transient rappresenta una marcia implacabile, marmorea, trascinata da un growl sofferto ed estimatore dei mostri sacri del genere (si parte da Paradise Lost e My Dying Bride per arrivare agli Evoken, nel mezzo spaziate pure a vostro piacimento, i nomi da citare sarebbero tanti). Tastiere lambiscono in modo etereo sponde poco confidenziali, erette da chitarre ferree e catacombali, mentre con le canzoni non finiremo al fastidioso gioco di “figli e figliastri”, se la prima Seclusion saprà prenderci anche il resto di rimando lo farà. E’ giusto un gioco ad “entra nell’atmosfera”, di essere capaci di manteneral oltre lo scorrere dei lunghi minuti, l’ambiente è soporifero ma capace di dare forti segnali di vita, segnali che determineranno il nostro gradimento (o il nostro patibolo).

Nel loro Brasile i Lachrimatory hanno realizzato un disco “sacro”, un disco che necessita tutto il nostro interesse di appassionati. O se ne esce subito o si sta con Transient sino alla conclusione, vietato barare. Chiudete ogni luce, che nulla possa filtrare, lasciate solo entrare la meritata sofferenza.

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