King of Asgard – Fi’mbulvintr

Per la serie “torno e mi prendo il successo che mi spetta“, ecco arrivare i due Mithotyn rimasti sempre un po nascosti dall’ingombrante ombra di Sir Stefan Weinerhall. Mi sto […]

Per la serie “torno e mi prendo il successo che mi spetta“, ecco arrivare i due Mithotyn rimasti sempre un po nascosti dall’ingombrante ombra di Sir Stefan Weinerhall. Mi sto riferendo ovviamente a Karl Beckmann e Karsten Larsson (quest’ultimo batterista del primo periodo dei miei adoratissimi Dawn) i quali danno vita ad una nuova band dal nome King of Asgard. In due anni i nostri preparano prima un demo e poi il materiale che andrà a comporre l’esordio Fi’mbulvintr, la Metal Blade Records non ci mette molto nel fiutare l’affare, li accoglie e li “lancia” repentinamente, con la speranza di riuscire a bissare -almeno in parte- il  successo planetario riscosso con fiera potenza dagli Amon Amarth.

I Mithotyn hanno ricevuto (beffardamente) le attenzioni maggiori solamente dopo il loro prematuro “decesso”, ora i tempi sembrano essere finalmente maturi per tentare di raccogliere quel pochino di giustizia persa chissà per quali ragioni lungo la strada. Fi’mbulvintr riparte proprio da dove eravamo rimasti, ovvero da quel Gathered Around the Oaken Table che sanciva la fine di un glorioso nome. Riparte da quel periodo per dare in pasto all’attuale scena ciò che essa desidera bramosamente, ovvero musica fortemente epica con spirito vichingo/battagliero a dominare, più qualche similitudine con l’Amon Amarth sound che male di certo non può mai fare. Il tempo per loro parrebbe non essere mai trascorso, così dopo undici anni ci troviamo per le mani l’ipotetico quarto disco a nome Mithotyn, non c’è niente che faccia pensare al contrario in effetti, la musica è lì che vuole esattamente portare il pensiero, riprendere la costruzione di quella strada interrottasi bruscamente in maniera precoce.

Melodic Death epico e guerriero, colate di riffs che ti attaccano senza alcuna sosta, pronte anche ad incantare quando c’è da tessere qualche motivo folk (fortunosamente non di quel tipo che ora va per la maggiore). Un primo ascolto -stranamente- mi aveva poco emozionato, mi sembrava tutto troppo forzato e “meno bello” rispetto a un tempo, come se la musica fosse avvolta da una densa coltre polverosa. A conti fatti le cose sono rimaste più o meno lì, anche se alla fine sono riuscito in parte ad abbattere quest’ostacolo, riuscendo a godere di Fi’mbulvintr in maniera più che soddisfacente (il gioco d’aspettative potrebbe ingannare sia in maniera positiva che negativa, penso che alla fine il valore del disco si ritrovi esattamente in questo mezzo).
Accompagnati da una copertina “da ovazione” conosciamo i King of Asgard con la canzone apripista Einhärjar (pure un video per lei), il pezzo funge come ideale manifesto di intenti, e bisogna proprio ammettere di come risulti altamente azzeccata come primaria scelta promozionale, ottimo riffing e ritornello che ti entra in testa anche se lotti o fai di tutto per scacciarlo. La produzione arriva bilanciata facendo “roteare” le chitarre nel miglior modo possibile, il disco non doveva fallire proprio nella sua parte più “cruciale” ed importante, così si è fatto in modo di non fallire l’importantissima missione. Intanto l’impronta vocale di Karl Beckmann pensa a declamare versi e ritornelli come si soleva fare un tempo, mentre capitolo a parte merita l’operato del batterista Karsten Larsson, chi lo conosce può già capire quanto il suo stile sia unico e dispensatore di particolare magia ritmica, fa realmente piacere notare quanto il suo stile sia ancora oggi percettibile e personale, questo nonostante gli anni trascorsi e le attuali produzioni, sempre pronte quando si tratta di andare a disumanizzare qualcosa.

Scorrendo la tracklist non ci si imbatte in nessun episodio veramente noioso, su ogni canzone si respira quel modo di fare “antico” che nemmeno la produzione a passo con i tempi -nonostante l’impegno profuso- riesce ad affossare.
Sicuramente da posizionare su un piedistallo particolare canzoni come Vämods Tale e The Last Journey (questa davvero epica nel suo svolgimento, il cantico femminile iniziale altamente emozionante) ma non sono da sottovalutare le melodie “da trasporto” di Never Will Know of Flesh Again, lo svolgimento di Brethren of the North (bello il momento subito dopo il refrain), l’intensità di Lingering a Sacred Ground o la più riflessiva Heroes’ Brigade (la strumentale title track posta in chiusura invece fa scendere una lenta e sentita lacrimuccia).

Se non siete ancora totalmente convinti sappiate che Fi’mbulvintr è prodotto da quel volpone di Andy La Rocque (e lo si sente nella cura riposta sulle sei corde) e che nelle liriche ci ha messo lo zampino pure Stefan Weinerhall (tanto per consolidare la sacra vecchia incollatura).
Lode dunque ai King of Asgard, i Mithotyn sono tornati sotto mentite spoglie. Che piacere risentire queste chitarre!

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