Kevlar Skin – Transmigrator

Gli spagnoli Kevlar Skin sono un’altra formazione che arrivo a scoprire relativamente tardi (alla soglia del terzo full-lenght), eppure sono in giro più o meno dal 1998, e pazienza se […]

Gli spagnoli Kevlar Skin sono un’altra formazione che arrivo a scoprire relativamente tardi (alla soglia del terzo full-lenght), eppure sono in giro più o meno dal 1998, e pazienza se il primo colpo di una certa portata (in precedenza solo ep e split) è arrivato al mondo solamente nel 1999 (titolo: Outburst), perché l’importante è nutrire e perseguire la perseveranza, e questi ragazzi -bisogna dirlo- ne fanno beato sfoggio seppur con i loro giusti e sacrosanti tempi.

Il terzo disco porta il titolo di Transmigrator ed ha visto la luce nell’Aprile 2014 sotto Eclectic Productions. La loro mattanza death metal si esprime in questo caso su quaranta minuti pieni, intensi e “calcolatori”, a cavallo fra truce e brutale death metal e “cieche e malsane occhiate” al lato tecnico della questione. Quindi si finiranno a percepire lapilli costruttivi su beate e reiterate macellazioni sonore, qualcosa che ipoteticamente potrebbe far andare d’accordo i seguaci di Pestilence quanto quelli dei Cannibal Corpse dall’altra. Sicuramente e a ben vedere Transmigrator non è esente da imperfezioni ma c’è da dire che un suo solido approdo alla fine arriva a stabilirlo. Si poteva forse optare a favore di mutazioni in qualche modo “più nette”, ma si è scelta infine la strada della solidità, un pochino ripetitiva alla lunga ma pur sempre dai frutti sicuri. I Kevlar Skin azzeccano in primis la produzione, scavi dilanianti che lasciano il meritato palcoscenico all’apparato strumentale (si notano le peripezie di basso e batteria senza dover rinunciare per forza ad “oscurare” il resto) in ogni sua componente, anche il growl fa la sua bella ed onesta figura, finendo col trascinare l’ascoltatore nel suo oscuro e suadente vortice.

Molto buone le “iniezioni forzute” presenti nella opener Dawn of a Nation, ma come avrete già capito il disco farà in modo di tranciare ogni sfuggente preferenza di facciata, si finisce così per vivere al massimo il momento, ma soprattutto il brano protagonista tanto il confezionamento risulterà egregio, ottimo ed efferato. Breed of Salvation svolge il ruolo di pezzo consolidatore, rende di fatto reale l’ingresso nel mondo di Transmigrator, lasciando intendere l’acceso grado di serietà che lo avvolge da cima a fondo. Passano così in rassegna la voce grossa di Self Proclaimed God,un’ossessiva e scavatrice title track e la violenta Hardware (M.A.R.K. 13), ma anche le rimanenti timbreranno il cartellino alla grande, applicando il loro importante contributo alla causa portata fieramente avanti da questi ragazzi.

Non posso quindi che consigliarvi l’acquisto di quest’opera griffata Kevlar Skin, tanto più grazie ad una copertina (molto “vecchio stile”) che lascerà sicuramente la sua duratura –e piacevole- impronta visiva.

About Duke "Selfish" Fog