Kausalgia – Dreamquest

Partiture sognanti, atmosfere pronte a distendersi con leggerezza sopra un impianto melodic black metal dal dna finlandese scritto ed evidenziato grosso come una casa. I Kausalgia non cercano di nascondere […]

Partiture sognanti, atmosfere pronte a distendersi con leggerezza sopra un impianto melodic black metal dal dna finlandese scritto ed evidenziato grosso come una casa. I Kausalgia non cercano di nascondere il potere della loro terra, anzi giocano quasi a evidenziano a più non posso senza preoccupazioni varie/solite riguardanti personalità e ambienti limitrofi.

Si sprofonda beati, trasportati da una corrente tranquilla e soave, costruita da strati di melodia emanati in perenne/esclusiva sospensione. Dreamquest è il classico lavoro che “aggiunge senza aggiungere”, un lavoro capace di sprigionare immutata bellezza senza il porsi di cruccio di somigliare a questi piuttosto che a quelli. Pensare alle innumerevoli formazioni finlandesi presenti sul campo (soprattutto quelle che gravitavano nel bel mezzo degli anni novanta, l’impostazione parte da lì per mantenersi su livelli sempre diretti e facili da sfruttare) vi fornirà una sorta di mappa speciale e nostalgica, con nessuna coordinata veramente da scartare per partito preso. Pensate dunque alla forma, al risultato, metteteci quelle ritmiche che portano con semplicità altrove, metteteci quei tappeti di tastiera semplici ma efficaci, una voce boschiva/selvatica ad aggredire e avrete praticamente pronto il frullato preparato per quest’occasione. Niente che arrivi a trascendere, ma qualcosa che merita di venire ascoltato a più riprese con l’incentivo della semplicità a giocare un ruolo decisamente importante e mai noioso.

I Kausalgia partono da lontano e parlano un linguaggio musicale affascinante, un linguaggio che saprà emozionare chi è cresciuto con determinate note nelle orecchie. Dreamquest rappresenta il classico e solito regalo che non stufa mai, un disco che oggigiorno è quasi una rarità per la maniera, per la convinzione con il quale ci viene esposto. Nessun tentennamento da parte dei Kausalgia, nessuna voglia di mettere i piedi su territori contemporanei che avrebbero sicuramente garantito una esposizione più semplice, niente di tutto questo ma solo puro e cristallino amore per quello che si è costruito in Finlandia nel corso degli anni. Tutto all’insegna dell’atmosfera, tutto in un medio-lungo abbraccio dalle sembianze eteree, ed è perfetto così, davvero.

Se avrete o meno “la molla” per scattare a favore di questo prodotto lo capirete subito all’attacco della prima traccia chiamata The Call (a tal proposito penso nemmeno a caso), già lì capirete se il dialogo con la vostra anima avrà da farsi o no, se così sarà non mi rimane altro che augurarvi “buon viaggio”.

About Duke "Selfish" Fog