Katavasia – Sacrilegious Testament

Metti insieme i giusti personaggi di una data scena e stai sicuro che il risultato non tarderà ad arrivare. Non userò termini “da capolavoro” per Sacrilegious Testament, però potrò certamente […]

Metti insieme i giusti personaggi di una data scena e stai sicuro che il risultato non tarderà ad arrivare.

Non userò termini “da capolavoro” per Sacrilegious Testament, però potrò certamente rassicurare sul fatto che l’uscita sia assai “pesante” ed efficace, ricolma di positività, zuppa della tipica aurea occulta che fece (e ancora fa) la fortuna di una nazione come la Grecia anni or sono. Eh si, non serve -giunti a questo punto- nascondere ulteriormente la matrice, già nessuna sorpresa solo a leggere l’elenco dei nomi implicati a dire il vero, visto che dietro al monicker Katavasia si trovano personaggi “capaci”, personaggi che conoscono bene il valore di ciò che hanno creato e di quello che possono ancora magicamente ricreare tramite l’uso di pochi ma essenziali elementi.

Necroabyssious (Varathron e Kawir) alla mefistofelica voce, Haris (di Hail Spirit Noir e Transcending Bizarre?) alle tastiere e la coppia Astrous/Achilleas C. (Aenaon) a tirare giù trame su trame con le loro chitarre. La testimonianza prodotta su Sacrilegious Testament tende a ricreare il sound tipico e subito distinguibile della loro nazione, infarcito di quelle tipiche melodie che lo hanno contraddistinto nel corso di anni e di innumerevoli capolavori. Black metal nell’essenza ma molta oscurità “heavy” nella sostanza, i Katavasia non intendono perdonare e ci offrono parecchia sostanza, questa musica ha il solo “difetto” di venir dopo gli “anni splendenti” perché per il resto saprà calamitare su massimi e mistici livelli.

E più lo ascolto e più mi piace (come da tradizione, e solo come i dischi giusti sanno fare), come non venerare quel pronti e via formato da Cosmic Nightmare e Symphony Des Gravens, per non parlare del prezioso gioiello rispondente al nome di Visions of the Misty Night (proprio “assolute visioni” quelle che si andranno ad aprire, resto “colpito ed affondato”) o della magica e polverosa ritmica di Order of Dog Blood. Necroabyssious è il solito sgraziato incantatore, freccia non da poco all’interno dell’economia del loro sound, economia che si affida anima e corpo al duttile lavoro delle asce, ma anche alla giuste puntellate date dalle tastiere, non così “di spicco”, ma infine preziosissime nel dare le necessarie e stranianti tonalità.

L’album è tutto bello ma arriverete presto a farvi le vostre preferite (le mie penso si siano capite) prima che l’ultimo degli otto-epici-minuti della marcia conclusiva The Chariot of Emperor vadano a spegnersi inesorabilmente.

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