Katalepsy – Autopsychosis

Il marchio Unique Leader Records troneggiava assoluta garanzia, a molti non serviva certamente sapere altro prima di cibarsi dell’ennesima carneficina proposta dalla volenterosa etichetta discografica. I Russi Katalepsy sono in […]

Il marchio Unique Leader Records troneggiava assoluta garanzia, a molti non serviva certamente sapere altro prima di cibarsi dell’ennesima carneficina proposta dalla volenterosa etichetta discografica. I Russi Katalepsy sono in giro per le scene dal 2004 ma Autopsychosis arrivava solo agli inizi del 2013. Dopo aver fatto due semplici calcoli non ci vuole una “magica intuizione” per immaginare a cosa ci troveremo di fronte, death metal sporco, brutale e tecnico suonato ai massimi livelli di potenza/velocità, insomma il solito pugno in faccia che farà contenti i bisognosi di una sana scrollata d’animo. Un primo dubbio viene lavato via dopo la prima traccia Lurking In The Depth, rimane solo l’altro da sviscerare, ovvero quanto è bello Autopsychosis? A parer mio l’album raggiunge un’ampia e meritata sufficienza, solo che rimane sempre li senza decollare in maniera definitiva, e alla fine si ha la sensazione di un qualcosa che poteva irrompere in modo decisamente migliore.

Scale e contro-scale, fischi, profondità ed una forte “instabilità” ritmica (il batterista fa godere abbastanza) sono componenti presenti su ogni pezzo. In certi momenti i Katalepsy si ingarbugliano un pochino troppo, andando rovinare in parte il feeling distruttivo ottenuto con apparente e semplice voracità.
Assolutamente granitici quando uniscono il gutturale a tutte le solite caratteristiche tecnico/brutali come si evince su Evidence of Near Death (E.N.D.) o Body Bags For The Gods. Incedere vagamente più melodico per Cold Flesh Citadel che alla fine dei conti risulterà come uno dei pezzi più “accattivanti” del lotto (da vivere il rallentamento finale).
Non c’è tempo per altro, non c’è tempo per fiatare, la sola cosa da fare è respirare a pieni polmoni ogni cosa decisa a tavolino dalla band. La prestazione vocale è a dir poco convincente oltre che varia, ottime dimostrazioni le otteniamo su The Pulse of Somnambulist (alcuni momenti sono da completo “urlo”) ma anche Unearthly Urge to Supremacy si difende bene, prima zittisce violentemente, poi si libera da ogni schema canzone passando attraverso momenti che definirei a loro modo “epici”.

La parte finale riserva infine i pezzi più articolati aggiungendo anche qualcosina alla media singola del brano. E’ monolitica Gore Conspiracy, una di quelle “dure a lavare via”, Amongst Phantom Worlds è in qualche modo più introspettiva (per quanto questo termine centri con la loro musica) e “umana”. L’interludio Needles of Hypocrisy è una specie di omaggio strumentale al compianto Chuck, le acque si calmano per due minuti prima della doppietta finale composta da Knifed Humility e Taedium Vitae, dove si torna ad assaporare la perfezione di ogni dannatissimo ingranaggio (anche se le cose migliori le abbiamo a parer mio già ascoltate in precedenza).

Autopsychosis è un vestito da indossare per quando “violenza chiama violenza”, solido e scorbutico quanto basta, i Katalepsy lasciano fluire questi quaranta minuti velocemente ma soprattutto senza grattacapi.

About Duke "Selfish" Fog