Kalmankantaja – Viimeinen Virsi

Kalmankantaja è un ossessivo, oscuro progetto partorito direttamente dalla Finlandia nel 2011; ma sembra almeno doppio il tempo trascorso se andremo a guardare indietro, buttando velocemente un occhio alla discografia […]

Kalmankantaja è un ossessivo, oscuro progetto partorito direttamente dalla Finlandia nel 2011; ma sembra almeno doppio il tempo trascorso se andremo a guardare indietro, buttando velocemente un occhio alla discografia passata di questa creatura (fra l’altro, ben quattro uscite nel 2014!), le male lingue potranno sempre dire “che non ci vuole poi molto nel buttare giù un black metal rarefatto e dalle accese forme depressivo-andanti“, e ancora una volta (o come sempre) la realtà dei fatti sarà basata unicamente sul come “vediamo le cose” nella nostra intima sfera personale . Se l’onda d’urto depressiva dapprima scoppiata e poi esaurita -entrambe ormai da diverso tempo- non è riuscita ancora ad irrompere nelle vostre “noie quotidiane” una possibilità ai Kalmankantaja potrete pure darcela, visto che non c’è altro modo per tentare l’approccio di Viimeinen Virsi senza cadere vittime di sonnolenza o varie/eventuali forme d’ilarità.

Da questo momento in poi ci rivolgeremo quindi solo a “chi di dovere”, ovvero a chi segue ancora con passione questo particolare filone musicale, così straniante e fortemente malinconico.
Viimeinen Virsi è uscito nel Novembre 2014 in solita versione limitata da parte della “sempre piacevole da scoprire” Kunsthauch, la questione ci intratterrà per poco meno di quaranta -molto statici- minuti. La sensazione ciclica e di “ripetizione” appare più di un semplice intento, cercare di mantenere immobili le cose sembra essere difatti l’unico fine reale di questa musica, una musica “densa”, capace di cullare nella sua “esclusiva” e definita forma statica (l’habitat vi sarà chiaro e confortevole già dopo una manciata di secondi dalla partenza). Essenza zanzarosa a far calare l’inevitabile e confusionario velo, Elämä, Kuolemantuoja nei suoi undici minuti usa “martello e scalpello” mettendoci tutta la buona volontà nel preparare il territorio più idoneo possibile. Parte così una danza oscura, accompagnata giusto da quel filo di nebbia necessario per un dato/specifico mood, sino alla fine avremo questa sensazione come compagnia e basta, solamente “cupe depressioni naturali” come fa giustamente notare l’immagine di copertina. E quando parte la seconda traccia in scaletta Musta Mieli sembra di essere qui dentro da tempo immemore (quando invece siamo a poco più di dieci minuti), come se attorno a noi si fossero plasmate silenziose ma reali “mura di casa”. Si marcia lentamente, sospinti da uno scream aspro e strozzato, in grado di non rilasciare solo quella classica/tiepida sofferenza  a cui siamo molte volte (e in maniera esagerata) abituati. Con la title track viviamo l’ultimo capitolo prima dei tre minuti strumentali della conclusiva Ikiuni, il cerchio si allarga millimetricamente ma il senso di chiusura resta vivido, forse proprio per questo ancor più inquietante rispetto a prima.

Sgomberatevi per bene la testa, cercate modo e tempi giusti, solo così Viimeinen Virsi riuscirà nel compito di legarvi indissolubilmente all’impalpabile.

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