Jungle Rot – Order Shall Prevail

Produzione quadrata e via a pedalare con lo zainetto sulle spalle, il fardello diventa mano a mano sempre più pesante (oltre che ricco) precludendosi anche la più insignificante delle “revisioni”. […]

Produzione quadrata e via a pedalare con lo zainetto sulle spalle, il fardello diventa mano a mano sempre più pesante (oltre che ricco) precludendosi anche la più insignificante delle “revisioni”. Testardaggine allo stato puro, da combattere solo se si ha in dote la medesima arma.

Tempo di raccolto per i “mai sazi” Jungle Rot, gli americani inanellano il nono figlio senza smuovere di un solo centimetro le loro “calme” ed acquitrinose acque. Il sound è come di consueto ben spiattellato, pura gioia per chi solitamente si esalta con le loro avanzate “da panzer” (non a caso lo spettro dei Bolt Thrower continua imperterrito ad aleggiare, questa volta condito da rasoiate groove/thrash in stile Sepultura degli anni d’oro) in territorio death metal. Davanti si paleseranno dieci ordinate, grasse, e ritmiche canzoni, confezionate con l’unico obiettivo di abbattere nuove ma al contempo vecchie muraglie, ovvero quelle ricreatesi nei tempi morti fra un nuovo lavoro e l’altro. Sembra quasi che i Jungle Rot ad ogni nuova uscita debbano ostinatamente dimostrarci chi sono e cosa fanno, sicuramente un percorso psicologico facile da attuare (ben pochi pensieri a preoccupare da questo punto di vista) ma anche sempre più difficile da instradare e rendere convincente. Perché se in questo campo di battaglia ogni volta non ti rimetti puntualmente in gioco, se non credi in ciò che fai al 100%, allora non ne uscirai mai bene.

Poi ci sono sempre i “fenomeni” e chi sotto di loro aspetta l’occasione giusta, i fenomeni riescono a portarti puntualmente al di sopra degli standard senza apportare modifiche al sound, gli altri fanno più fatica e vivacchiano senza scrupoli accanto la linea della sufficienza. I Jungle Rot dopo il “boom” ed il carico d’entusiasmo generato si sono acquattati nei pressi di questa seconda categoria, ma fortunatamente la loro musica riesce ancora ad esprimere giusta volontà ed elettrico tiro, poi riescono pure a “stupirti” con il nuovo Order Shall Prevail, disco che riesce nel compito di migliorare (anche se di poco, giusto qualche punto se vogliamo impercettibile) rispetto i diretti predecessori.

La copertina fa il suo lavoro deponendoci nelle mani il “sale” del disco, protesta e ribellione oltre ogni cosa, da affiancare alle poderose cavalcate a cui andremo incontro. Alle prime tre il compito di stendere il consueto tappeto rosso, giocarsele al meglio può valere molto, loro lo sanno e l’esperienza viene sciorinata a tutta forza. Doomsday rimane fra le migliori (capace di stamparsi in testa) così come la ritmica pulsante di Paralyzed Prey (è stata lei la scelta dell’ormai consueto video) e l’abrasione di Blood Revenge. Su Fight Where You Stand troviamo come ospite Max Cavalera (grandissimo il refrain “splittato”) fra break down e coralità varie. Poi si riparte con la “voce grossa” della title track, una delle migliori a questo giro, portatrice dell’ipotetico motto: “testa bassa e si rade al suolo”. Di The Dread Pestilence trascinano di brutto le strofe (e le “heavy guitar”), poi il compito di traghettare il disco spetta alle brevi e “stampate” I Cast The First Stone/E.F.K. Poi c’è ancora tempo per lo scavo di Trench Tactics (altra notevole rasoiata) e la bella -ed ideale chiusura- ondeggiante e tellurica Nuclear Superiority.

Se volete un po di trasporto misto a rudimentale impatto Order Shall Prevail potrà scuotervi dal vostro torpore quel tanto che serve. Chissà che magari non vi “rovini” positivamente la giornata con qualche canzone dall’entusiasmo inaspettato. I Jungle Rot non hanno intenzione di muoversi dalla strada, voi sarete lì con loro al momento dell’impatto?

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