Islay – The Angel’s Share

Esattamente il tipo di disco che ti aspetti pensando all’unione delle parole “Melodic death metal” e “Germania”. Gli Islay arrivavano nel 2015 al traguardo del secondo full-lenght, il risultato è […]

Esattamente il tipo di disco che ti aspetti pensando all’unione delle parole “Melodic death metal” e “Germania”. Gli Islay arrivavano nel 2015 al traguardo del secondo full-lenght, il risultato è così buono che riprendere in ritardo il discorso su The Angel’s Share mi pare oggi quantomani doveroso. Non siamo a livelli da “top album” ma la musica bisogna dire scivola via bene dentro quella densa materia poco rotonda e molto spigolosa che rende particolari (e non per tutti) i tentativi tedeschi d’approccio al genere.

Potremo definire la musica targata Islay come la perfetta combustione fra la corrente classica At the Gates e quella più odierna griffata Heaven Shall Burn. Gli echi alla scena svedese “globale” emergono in diverse occasioni, in certi casi stupiscono pure per quanto concerne la freschezza con la quale vengono sputati fuori. The Angel’s Share si porta dietro una sorta di duplicità, la coabitazione del grezzo con l’armonico unito ad una durata abbastanza consistente. I ragazzi si sono impegnati nel cercare di dare molta solidità e un relativo approccio sicuro in grado di non lasciare spazio a troppe sorprese. I frutti parlano chiaro, e non è neppure semplice compilare undici pezzi senza fallire in piccola parte su qualche angolo.

Se la doppietta iniziale formata da Self Adulation e Under the Sway of God non intende scendere a patti con i suoi tratti arcigni sarà con la terza World Wide Suicide che inizieremo a capire quanto la melodia riesca loro particolarmente bene (lo spaccato al suo interno è d’alta classe per mio modo di sentire). Il brano abbatte le barriere, incuriosce e lascia andare il disco senza freni e sulle ali di un palpabile entusiasmo, entusiasmo dapprima raccolto da una delle mie preferite Dein Herz (dove melodia e aggressività arrivano a condensarsi magistralmente) e dal “traino” alla In Flames di Havok and Decay. Siamo a metà album e non pensiate che gli Islay abbiamo giocato solo le carte migliori per ingolosire beffardamente i nostri sensi, tale “scoglio” verrà difatti scheggiato prima dalla oscura Blind Messiah e poi dalla viva, pazza e “power” Instinct, ponti ideali per il gran finale che vede spiccare la lunga ed epica title track, la solida Go Astray e la profonda Napalm Solution che a tratti mi ha ricordato l’impostazione dei primi Hypocrisy.

The Angel’s Share non è ne troppo semplice ne troppo complicato, tale particolarità potrebbe far storcere il naso ai molti a cui non piace restare appesi; ma mai come in questa occasione mi sento sicuro che tutto ciò sia di assoluto pregio.

About Duke "Selfish" Fog