Iron Kobra – Might & Magic

E’ un illimitato amore per l’heavy metal a muovere i fili del monicker tedesco Iron Kobra. Dopo un esordio (Dungeon Masters) che aveva già attirato le necessarie attenzioni i nostri […]

E’ un illimitato amore per l’heavy metal a muovere i fili del monicker tedesco Iron Kobra. Dopo un esordio (Dungeon Masters) che aveva già attirato le necessarie attenzioni i nostri erano attesi alla conferma, conferma che arriva pronta e rigogliosa a distanza di tre anni grazie a Might & Magic. La loro musica è “nudo e crudo” heavy metal, rapido, secco, pulsante e dalla “modalità anthem” spiccata e assolutamente necessaria (barbari ritornelli che imparerete ad intonare senza alcuna grazia).

Passione per la musica, per il divertimento, per il sacro headbanging e per l’epico che mai dovrà lasciare questa dimensione. C’è tutto quello che ci deve essere nella musica Iron Kobra, c’è l’entusiasmo di suonare ciò che più piace, l’esibirlo con semplicitià, con pochi fronzoli e tanto, tanto tanto sudore. Solo così la tua musica arriverà a lambire i cuori degli appassionati, quelli che hanno riposto speranze ed emozioni sulle note di Saxon, primi Iron Maiden e Manilla Road (giusto per dirne una manciata), per loro ci sarà il puro ed incontaminato entusiasmo dato da una breve ma abrasiva Vanguard of Doom, sicura bandiera da innalzare per presentare Might & Magic al massimo delle opportunità. Ma la rimanenza lì accanto rimane, classica, eroica, traboccante ogni tipo di feeling immaginale sulla scia di chitarre fantasiose, pronte ora a trascinare su poderose correnti o su fiumi d’incandescente lava.

La voce è un decalogo di quanto voglia dire “epico” in campo heavy metal, non importa l’essere intonati o meno, ciò che vale è il livello di confidenza che stabilirai con chi ti ascolta, se riuscirai o meno a trafiggerlo con la tua particolare prestazione o meno. Tale missione è stata per me totalmente raggiunta, per come si riesce ad incarnare un genere, una maniera, uno stile volutamente “trasandato” e viscerale, capace di evocare immagini e colori non più di moda.

Nove le canzoni, si parte dal “pezzo forte” Tomb of the Stygian King e dalla già citata Vanguard of Doom (assoluto, incondizionato entusiasmo) passando per la “mistica” Watch the Skies (il refrain alla Sacred Steel una vera perla) e l’altra grande “hit” -unica cantata in ligua madre- Wut im Bauch (eccezionale) per finire sulle ideali epiche note di Cult of the Snake.

A tanti basterà uno sguardo alla copertina, a quel logo per muoversi a riguardo. Nessuna raccomandazione, solo istinto con la I maiuscola, quell’istinto che una volta ci faceva provare emozioni uniche ed inimmaginabili, emozioni che -anche a voler lottare- non torneranno. Lode agli Iron Kobra per illuderci, per il tentativo che fanno per portare le cose alla radice, per la vera lotta e per il ricordo della magiche parole “heavy metal”.

About Duke "Selfish" Fog