Irdorath – Denial of Creation

Quarto disco per gli austriaci Irdorath e mia prima occasione di fare la loro conoscenza. Nel frattempo sono passati quattro anni dalla precedente release I Am Risen, e così, dopo […]

Quarto disco per gli austriaci Irdorath e mia prima occasione di fare la loro conoscenza. Nel frattempo sono passati quattro anni dalla precedente release I Am Risen, e così, dopo aver ricaricato adeguatamente le batterie i nostri sembrano ben intenzionati a scavare nuovi solchi per mezzo di un lavoro che mi ha lasciato decisamente soddisfatto lungo tutta la sua struttura.

La bontà di di Denial of Creation sta nell’unire tracciati sonori della propria zona (non potremo non pensare al black metal tedesco più abboccato) con sfavillanti antri melodici svedesi. Sul tutto gli Irdorath incolleranno tiro e ritmiche dal sapore thrash, giusto per “corrompere” e diversificare un poco la situazione venutasi a creare. Se un primo passaggio potrebbe (e dico potrebbe, la singolarità in questi casi è fondamentale) girare su bassi o apatici livelli ben diverso sarà realizzare -dotati di tempo e costanza- la bontà di ognuno di questi nove pezzi più uno (di solito non menziono mai le bonus track, ma la riproposizione di Die Rache des Baumes dal primo demo Erwachen mi spinge a farlo), pezzi che andranno a costruire un’ossatura rispettosa, interessante ma soprattutto solida.

Le chitarre guizzano, spingono e rallentano facendo pensare ora a questo, ora a quello (io ci ho sentito parecchio Naglfar e Necrophobic) mentre la voce di pari passo cerca di diversificare in base al momento o all’andamento tanto sperato. L’importanza del filtro di ogni passaggio è determinante, i cambiamenti non snaturano affatto il mood tanto che quasi non ci accorgeremo delle piccole mutazioni presenti all’interno del singolo brano.

Gli Irdorath iniziano con calma, sulle note di una “quasi ariosa” Devoured by Greed prima di stampare con decisione quelle di Trail of Redemption (un anthem che spinge). La produzione intanto esalta e le asce non possono far altro che ringraziare per il tiro ben distinto ottenuto. La tracklist saprà sviolinare piccole perle, le mie saranno attribuibili al trittico formato da Sacred Deception (quelle melodie in ripartenza sono superiori), dall’oscillante The Curse That Haunts the Earth e dalla “ritualosa” Purification senza commettere lo sbaglio di escludere la lunga title track posta in conclusione.

Con Denial of Creation gli Irdorath confezionano quel classico disco che poco chiede ma che tanto infine riesce a dare. Sinceramente consigliato a chi continua a cibarsi di prodotti umili, prodotti che possono confondersi oppure di poco emergere a nostra discrezione dalla calca.

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