InThyFlesh – The Flaming Death

Correva l’anno 2016 e nonostante l’assidua attività era dai tempi di Claustrophobia (2011) che i portoghesi InThyFlesh non davano alle stampe un vero e proprio full-lenght. Con l’arrivo di The […]

Correva l’anno 2016 e nonostante l’assidua attività era dai tempi di Claustrophobia (2011) che i portoghesi InThyFlesh non davano alle stampe un vero e proprio full-lenght. Con l’arrivo di The Flaming Death i nostri “premiavano” un po’ tutti, seguaci, addetti ai lavori o anche dei “semplici passanti” magari incuriositi dalla capienza singolare del prodotto. Di fatto guadagnavano in un colpo solo tutto il tempo perso e anche di più, e l’uscita di questo doppio cd ricolmo di dannato e crudo black metal era davvero un giusto e meritato regalo per chi ama addentrarsi di propria volontà (e sino allo sfinimento aggiungerei) nelle viscere di un immobilismo sonoro cocciuto e reale.

The Flaming Death snocciola le sue qualità su due cd e 18 canzoni (9 per ciascuno, molto composto), 18 canzoni che ci faranno impennare dall’entusiasmo. Solo una adeguata preparazione e la “voglia matta” di black metal marcio e “rudimentale” ci consentiranno l’urto ideale con questi 18 pezzi. Si, perché all’interno di The Flaming Death troveremo indiscussi apici che la lunghezza ingente del prodotto ci porterà inevitabilmente a preferire, in tal modo poter digerire i frangenti meno affidabili sarà per molti un vero, autentico sforzo, ma sarà anche vero il fatto (o il fato) di chi sarà premiato per essere riuscito a resistere con calma e costanza all’interno di quasi due ore straordinariamente ispirate e taglienti.

Gli InThyFlesh ci fanno capire l’andazzo senza troppi fronzoli già con l’opener The Sinister Herald of Death, ma se avessero scelto l’ultima della fila Sorrowful Moonlight Pt. II – Catacombs of Infinity non sarebbe cambiato granché. I nostri non lasciano spazio nemmeno ad una sorta di intro, in tal modo il peso di tutto il disco sarà “realmente effettivo”, senza il bisogno di barare con espedienti volti ad allungare sciaguratamente il brodo. Ogni canzone è vera, intera e dilaniante, non si cercano mai soluzioni volte a provare anche timidi cambiamenti del caso. E’ apprezzabile, dannatamente apprezzabile vedere con che forza gli InThyFlesh si muovono all’interno di questa duplice opera. Mai un tentennamento, mai niente che non corrisponda alla ricerca della perfezione in ambito raw black metal (una su tutte, May the Rotten Wisdom of the Dead Return mi lascia pietrificato tutte le volte).

The Flaming Death è una specie di miracolo, un evento a mio modo di vedere importantissimo per la scena black metal portoghese. Non si può evitare di spendere solo parole positive di fronte a questo monumento avvolto dietro ogni passo da un’aura di forte e diabolico rispetto. I pezzi fungeranno nel tempo da nevralgico effetto stordente, e l’utilizzo mai contemplato della durata minima (fatta sola eccezione della terza in scaletta Subterranean Harbinger) rafforzerà tale concetto come meglio non si potrebbe chiedere. Si allontanino quindi quelli “del tutto e subito”, perché farsi largo all’interno di The Flaming Death non sarà per nulla facile o immediato.

Il riffing crudo ma dai tratti malinconici ci prenderà per mano a più riprese e quella voce sbraitata scaverà opportuni cunicoli per l’immissione di quei momenti prettamente “emotivi” che non si lasceranno mai troppo in disparte. Troverete le vostre preferite (la possibilità di scelta di certo non manca) e da li andrete a costruire le fondamenta di un ascolto oscuro e abrasivo, testardo fino alla morte.

Una piccola-grande meraviglia.

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