Insepulto – The Necrodex

Penso di essere sicuro al 100% ma il cervello a volte fa brutti scherzi e la mano sopra il fuoco non la metto di certo, eppure si, è proprio la […]

Penso di essere sicuro al 100% ma il cervello a volte fa brutti scherzi e la mano sopra il fuoco non la metto di certo, eppure si, è proprio la prima volta che mi capita di ascoltare una band proveniente dalla Costa Rica, eppure tali loschi individui sono in giro da un bel po’ e pure sotto diversi e malevoli monicker.

La questione si potrebbe risolvere facilmente, poche aspettative, un monicker che subito ti lancia dentro un determinato “genere” e musica dozzinale ad attenderti  al varco. Tutto quasi indovinato se non fosse che il loro secondo album intitolato The Necrodex risulta a conti fatti un bel sentire (e non facevano paura quei 49 minuti di durata, ma di più!). Ma la Memento Mori non è un’etichetta stupida e c’era da aspettarselo a guardarsi bene attorno. Gli Insepulto realizzano così un disco perfetto, perfetto per la loro dimensione, e per ciò che vogliono ardentemente essere. Piace il sound, piace ed esalta il cantato, piacciano le influenze del loro death metal, influenze che passano blasfeme e striscianti dai Deicide agli Obituary/Celtic Frost, dalle bestie inglesi Bolt Thrower e Benediction ai soliti –versione più “lineare”- Morbid Angel. Non c’è troppa ricercatezza nella musica degli Insepulto, The Necrodex si arma di sola, pura e vivente “volontà” e null’altro. E non si potrà fare a meno di respirare una certa freschezza mortifera di base, roba che ti trasporta senza problemi da pezzo in pezzo.

Le chitarre espongono la loro tela con pazienza, dilatano e schiacciano i tempi con grazia e sentimento, la batteria vi si accoda senza mai eccedere, mentre la voce saprà dare quel lustro che molte volte appare come “movimento essenziale” mancante. Non parliamo di un lavoro dalle proporzioni epocali però The Necrodex appare senza dubbio convincente, riesce nel suo compito pezzetto per pezzetto, lasciando scorrere libero il suo speciale veleno (poi non è facile mantenere un certo livello quanto attiri quei centimetri in più di attenzione alla partenza).

Si parte alla grande con The Return of the Impious ma sarà solo con Glorious and Grotesque che impareremo ad adorarli come si deve (nella sua scia va deposta Apocalyptic Godless Intervention) . Da quel momento in poi gli Insepulto non saranno più “segreto” ma solo una nuova e piacevole scoperta, una scoperta da sviscerare con gusto, come si fa con un buon vinello d’annata. Snoccioleremo prima la portata epica e blasfema offertaci da Ars Magna in Evisceratus (sei lenti minuti ottimamente scanditi, in altri dischi di solito finiscono a rappresentare l’anello debole) e poi le ottime Grand Black Messiah (echi magmatici), Shadows in Disgraceful Portrait e The Morbid Spawn of Resurrection.

About Duke "Selfish" Fog