Ingurgitating Oblivion – Continuum of Absence

Tornano a nove anni dal buon esordio Voyage Towards Abhorrence i tedeschi Ingurgitating Oblivion, tornano giusto con l’intento di “levigare” quell’opera prima, per “attualizzare” il loro stile in qualche modo. […]

Tornano a nove anni dal buon esordio Voyage Towards Abhorrence i tedeschi Ingurgitating Oblivion, tornano giusto con l’intento di “levigare” quell’opera prima, per “attualizzare” il loro stile in qualche modo. Ad essere sinceri il disco di debutto mi aveva trasmesso maggior feeling, non che questo Continuum of Absence (oscura volontà o titolo subdolamente profetico?) sia da infine buttare per intero, ma c’è da dire che qualche punto interrogativo e qualche latenza di troppo arrivano lentamente a prendere forma nel suo lento e tecnico decorso (cinquanta i minuti di musica).

Certamente il marchio Willowtip Records sarà in grado di attrarre la giusta fetta di pubblico alla quale il disco strizza velatamente l’occhietto. In tal modo non dovrebbero esserci problemi a partire dal comparto visivo-strumentale per arrivare a quello dell’esposizione che appare senza dubbio ineccepibile ed efferata. Diciamo che tutto sta al suo posto, messo ed esposto così bene da procurare inverosimilmente un suo particolare fastidio,non saprei spiegare altrimenti quanto poco sia riuscito a trasmettermi Continuum of Absence. Ho provato ad inserirlo in momenti diversi, sia mai che un dato umore giornaliero possa influire su ciò che si ascolta, ma ogni volta –e con puntualità- “la bomba” non ha trovato il suo innesco, e sono finito a nuotare su questo denso mare apatico, roba da “non so bene cosa”. Eppure l’abilità salta all’occhio, i tentativi di creare i loro grovigli sonori sono evidenti e degni quantomeno di menzione, ma ciò non toglie l’evidente distacco che arrivo a respirare, un distacco che ha ben poco di positivo rispetto all’altro suo lato della medaglia (quello positivo).

Nonostante ciò cerco di restare lucido, riuscendo a comprendere quanto gli Ingurgitating Oblivion si siano applicati nel costruire tali lastre di granito. La solidità non la si può di certo togliere ad un disco come Continuum of Absence (checché io ne possa dire), una solidità che certamente basta a consolidare una sufficienza piena (meno piena per me, sicuramente larga ed abbondante per molti di voi), imperlata così bene fra quelle sua continua instabilità di fondo. Ascoltare gli Ingurgitating Oblivion è come ascoltare dei Morbid Angel sotto acido (ma non di certo nella maniera del loro ignobile Illud Divinum Insanus), con l’eterno dubbio su quanto sia effettivamente voluta quella losca sensazione di fastidio e discontinuità.

Scavano, ammorbano, roteano e appiccicano continuamente strutture ad alte strutture, a volte ci prendono, in altre meno. Da parte mia metto un avviso bello acceso, ma anche un pensiero che nulla sia veramente perduto, magari un domani Continuum of Absence riuscirà a fluire meglio, magari aiutato da un successore degno di nota, chissà. Nonostante il “poco attaccamento” non esiterei a comprarlo in occasione di saldo, tutto da scrivere sotto la categoria “cose strane della musica”.

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