Inferum – Modern Massacre

Una volta il fatto che una band fosse di giovane età passava abbastanza in sordina perché il lato della personalità riusciva a mascherare certe notizie sensazionali di rito. Ma dopo […]

Una volta il fatto che una band fosse di giovane età passava abbastanza in sordina perché il lato della personalità riusciva a mascherare certe notizie sensazionali di rito. Ma dopo anni e anni di “scena” il calderone ha cominciato a bollire sul serio e la giovane età è diventata sinonimo di “tecnica”, di quella reale, di chi sa suonare per davvero. Il “cosa” è diventato meno importante del “come” insomma e ancora adesso ne paghiamo le conseguenze. Questa sorta di pensiero è stato il primo a balzarmi in mente alla lettura della biografia degli olandesi Inferum, formazione con un età media che si aggira attorno ai diciannove anni. Ed è così che un mondo alla ricerca costante della perfezione (oppure resta indietro) fa nascere figli a sua immagine e somiglianza il che come in questo caso non è affatto male. Certo rimane a navigare una certa delusione nel realizzare come certe cose non possano più ripetersi ma in qualche maniera bisogna pur adeguarsi e per farlo dobbiamo dare speranze a giovani entità come gli Inferum, giovani ragazzi che ci spiattellano sul muso quattro brani feroci, intricati e precisi, figli di seconda generazione di un technical death metal puntiglioso ed efficace.

Se ne possono dire tante insomma, e la più probabile è che questo Modern Massacre riuscirà nell’intento di lanciare questi ragazzi alle attenzioni di molti, comprese le ormai poche fameliche etichette che ancora riescono a far girare qualche quattrino.

L’ep suona cristallino e perfetto, macella e maciulla in profondità facendo passare fili attraverso i generi brutali più noti. Meshuggah e Cryptopsy i primi nomi sovvenuti ma sono sicuro che se ne potrà trovare tanti altri dentro quella sorta di chirurgica mattanza portata avanti nei sedici minuti musicati.

I quattro pezzi decidono per una impostazione breve e regolare (mai oltre i quattro minuti) riuscendo appieno nella missione di far fluire al meglio il tutto. Sicuramente la title track messa lì all’inizio non passa inosservata (quell’inizio cattura, eccome se cattura), ma anche le tre seguenti mantengono la qualità su livelli decisamente importanti, generando, spiattellando di tanto in tanto quei “momenti-tormentone” sempre graditi. Non da poco neppure la già matura prestazione vocale, capace di ampliare il proprio distruttivo raggio dal gutturale al growl classico passando per l’urlato a seconda delle precise indicazioni/tempistiche fornite dal pezzo.

Allo stato attuale una facile scommessa gli Inferum, aspettando di sfogliare il futuro che diventerà storia.

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