In Twilight’s Embrace – The Grim Muse

Lo so, arrivo in ritardo di circa due anni su The Grim Muse (terzo capitolo discografico per i polacchi In Twilight’s Embrace), ma dopo aver fatto sua conoscenza non potevo […]

Lo so, arrivo in ritardo di circa due anni su The Grim Muse (terzo capitolo discografico per i polacchi In Twilight’s Embrace), ma dopo aver fatto sua conoscenza non potevo proprio soprassedere visto lo stile maneggiato a dovere per l’occasione.

Gli In Twilight’s Embrace ci proponevano un’agile forma melodic death metal dai forti richiami svedesi, proprio qui risiede il segreto o meglio “il passaggio” che mi ha fatto scattare la cosiddetta molla impossibile -almeno per me- da ignorare e quindi trattare. Da quel momento poco importava dell’esattezza, della perfezione del risultato, sapevo che qualche riga andava buttata giù a prescindere, anche solo per elogiare una canzone del calibro di Der Hellseher (I Have a Dream), autentico toccasana per chi ha lasciato anima e corpo nel ventre melodico svedese degli anni novanta (partono inchini ai ragazzi). Ma limitare The Grim Muse alla presenza di una sola canzone non renderebbe onore o idea del buon lavoro portato avanti da questi polacchi, il disco riesce difatti a suonare “fresco” e scattante quel minimo richiesto per ambire a risultati confortanti e quindi superiori alla “solita” sufficienza rituale. Muovono poche pedine gli In Twilight’s Embrace ma i movimenti appaiono ben calibrati e volti a raggiungere un solido risultato, fortemente percepibile lungo l’arco “narrativo” di quasi cinquanta, fiammanti minuti.

Si ritorna così alle strutture care al binomio Dissection/Naglfar, al seminale catalogo della defunta No Fashion Records, a tutte quelle passionali melodie a cavallo fra il death e il black metal compresi attimi sfuggenti alla primissimi In Flames (talmente indimenticati da essere dimenticati), cullati a turno da ritmiche arcigne e melodie inglobanti.

Quasi stupisce il vedere una tale riuscita da parte di una band non svedese, ma è pure vero che ciclicamente arrivano certe sorprese a fungere da piacevole eccezione. E così al ringhio dell’ottima Dystopian spetta il compito di accendere i riflettori, giusto in tempo per aggiungere l’altra importantissima e primaria influenza degli At The Gates, fortissima sulla già menzionata Der Hellseher (I Have a Dream). Di colpo sembra di essere piombati su un disco degli A Canorous Quintet a caso, discorso avvalorato dalla successiva e intensa A Wolf I Remain o dalla title track, meticolosi intarsi di un disco sempre temerario nello spingere, nell’insistere così bene su quel credo scelto di spargere.

La prestazione vocale segue lo stile tagliente, iconico e acido alla Tomas Lindberg anche se “blackizzato” a dovere per l’occasione, mente la produzione non cerca la perfezione a tutti i costi dando di fatto ulteriori punti al tutto. The Grim Muse non smetterà di mietere la sua speciale volontà di pacata distruzione, ma forse sarà meglio sottolineare la presenza di The Becoming, ultimo tassello dell’opera che in sette minuti cerca di lasciarci con un ricordo in qualche modo “differente” (non a caso lo eleggo come indiscusso punto debole assieme alla meno convinta No) e agrodolce, spunto senza dubbio coraggioso, che molto probabilmente sortirà -come è giusto che sia- diversi effetti sulla vasta e diversa gamma di ascoltatori.

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