In Mourning – Weight Of Oceans

Il terzo disco degli In Mourning era stato in grado di farmi penare (e nemmeno poco) dopo “l’estasi” ottenuta sull’album che lo precedeva. Ma andiamoci pure senza “mezzi termini”, mi […]

Il terzo disco degli In Mourning era stato in grado di farmi penare (e nemmeno poco) dopo “l’estasi” ottenuta sull’album che lo precedeva. Ma andiamoci pure senza “mezzi termini”, mi ricordo ancora la delusione del primo ascolto, una delusione che mi faceva bollare il tutto (abbastanza ingratamente) come “ciofeca”, durante il secondo riuscivo a salvare solamente l’introduzione del primo brano in scaletta (che rimane ad oggi una delle più suggestive che io abbia mai ascoltato). Insomma sembrava una partita persa senza rimedio, un esercizio di stile venuto fuori male, un lavoro da buttare fuori solo per necessità, per far vedere che si è vivi e nulla più. Ma l’attendere a volte paga, ed una bocciatura senza appello può tramutarsi adirittra in positività (anche se non si giungerà mai “all’oro”, quello lo troveremo nelle opere precedenti a Weight Of Oceans).
Il concept “acquatico” viene seguito a menadito, talvolta per mezzo d’opportuni climi abissali (l’opener Colossus, Convergence e The Drowning Sun sono da questo punti di vista i brani manifesto) mentre per la parte conclusiva ci vengono regalate situazioni più profonde ed oscure. Alla fine credo sia quest’impronta a conferire quell’iniziale clima di scetticismo, perché alla fine, se esaminati per bene, i brani un loro crepuscolare dire lo esercitano (ovviamente ci sono quelli migliori di altri, quelli che nonostante tutto rimangono una spanna sopra al resto).

Così quello che sembrava “non essere” alla fine è, perché non posso cedere alla persuasione di una tracklist che vede una Colossus ergersi finalmente in tutto il suo splendore, di una A Vow To Conquer The Ocean accattivante, senza compromessi e dal refrain seducente, da due “mazzate pachidermiche” come Convergence e The Drowning Sun (il ritornello è deflagrato in tutta la sua bellezza molto molto tardi).
Le maggiori difficoltà me le hanno date From A Tidal Sleep (pezzo a dir poco spigoloso) e Celestial Tear (una ballad crepuscolare fatta a loro modo, anche qui parecchio prurito iniziale, ma una rivalutazione globale giunta solo dopo una digestione veramente lunga) mentre Isle Of Solace e Voyage Of A Wavering Mind acquistano un perché nell’economia globale del disco pur non essendo brani da bollare come “mostruosi”.

Produzione e suoni ovviamente perfetti (quando l’atmosfera si “climatizza” si nota) mentre Tobias Netzell è la solita impeccabile garanzia vocale in grado di portare a casa la pagnotta quotidiana da solo. Foderatevi di piombo e provate il lancio verso Weight Of Oceans, un lavoro melodic death metal particolare e sicuramente imprevedibile.

About Duke "Selfish" Fog