In Mourning – Afterglow

Beato chi persevera e chi ha tempo di poter aspettare. Si, perché gli svedesi In Mourning hanno tentato lo “scherzetto” a questo giro, facendoci aspettare il doppio degli anni rispetto […]

Beato chi persevera e chi ha tempo di poter aspettare. Si, perché gli svedesi In Mourning hanno tentato lo “scherzetto” a questo giro, facendoci aspettare il doppio degli anni rispetto a quanto ci avevano di fatto abituato. Sono ben quattro quelli che separano The Weight of Oceans e il nuovo Afterglow, un lasso di tempo quantomeno “pericoloso” per una band “giovane” che aspira nel suo piccolo orticello ad un successo di pubblico sempre maggiore.

Così li ritroviamo in questo 2016 sotto l’onesta Agonia Records, etichetta che con molta probabilità non ha esitato un solo secondo al palesare della possibilità di accoglierli.

L’arco di tempo passato ai box non ha però di certo modificato il modo di intendere o di vedere le cose degli In Mourning. Così Afterglow suona esattamente come deve, come il naturale successore del già citato terzo album. Non c’è esitazione di fronte alla riconoscibilissima voce di Tobias Netzell, sempre profonda, un pizzico acida e sofferente, il ritorno di una vecchia amica che forse avevamo maldestramente dimenticato. Gli In Mourning ritornano e ci mostrano nuove meraviglie, nuove colorazioni al loro mondo grazie ad un lavoro che migliora -a mio gusto- la precedente produzione (i primi due rimangono al momento in cima alle preferenze).

Su Afterglow avremo meno oscurità e più “accensione”, più vivacità in generale, un aspetto ben calcato che non sta mai lì a buttarla sul lato considerabile “negativo”. I ragazzi cercano in tal modo un contatto più viscerale e illuminante, tramite l’utilizzo di aperture o stacchi atti a colpire con sfogo controllato ed onirica melodia l’ascoltatore.

E’ ormai un’usanza in casa In Mourning quella di finire col rapire sulla scia di ripetuti passaggi. Anche Afterglow naviga immutato su tale direzione, dischiudendo il suo vero fascino solo con l’accurato rodaggio dei brani, farà forse eccezione la sola opener Fire and Ocean, messa opportunamente all’inizio per dare un primo e deciso colpo d’attenzione. Basterà poi la doppietta formata da The Grinning Mist e Ashen Crown per rendersi conto della succosa pietanza lasciataci nel piatto dagli svedesi, le strutture non sono mai banali, le armonie sono sempre vincenti e trasportano laddove devono, si “divaga” ma con perfetta cognizione (l’ingresso della voce pulita sulla seconda citata chiama lacrime a dir poco istantanee).

I brani -mai corti- scorrono agili e veloci, anche quando i nostri optano su tempistiche monolitiche come su Below Rise to the Above, un pezzo destinato ad un assoluto crescendo (la sua coda è bellissima, così come alcune sensazioni “post” sparse al vento). La sua controparte arriva subito e si chiama The Lighthouse Keeper (anche se non rinnega affatto lo stile “sobrio” presente su Afterglow) apripista dello spaccato finale formato prima dalla forza mistico-trainante di The Call to Orion e poi da una imponente, meditata ed epica title track (interpretazione vocale al top per quanto mi riguarda).

Sempre più padroni del loro melodic death metal (etichetta che sta loro un po’ stretta devo dire) gli In Mourning tornano con Afterglow per guidare le vostre attenzioni su echi melodici e necessarie vibrazioni. Un’ora “adulta”, per fare pace con il proprio spirito e per brindare all’intramontabile stile svedese.

About Duke "Selfish" Fog