Imperium Dekadenz – Procella Vadens

Gli Imperium Dekadenz arrivavano a Procella Vadens nel 2010, il traguardo era quello del terzo disco, ovvero il primo giro di boa di una certa rilevanza, quello che può definire […]

Gli Imperium Dekadenz arrivavano a Procella Vadens nel 2010, il traguardo era quello del terzo disco, ovvero il primo giro di boa di una certa rilevanza, quello che può definire le fortune di una band. I tedeschi ne erano consci e si presentano nella migliore delle maniere, supportati dalla forza della Season of Mist, e da una copertina eccelsa che invoglia decisamente all’acquisto.

Ho adorato i primi due dischi per la loro completezza e le suadenti melodie, gli Imperium Dekadenz erano riusciti a rappresentare al meglio le sonorità della propria nazione, aggiungendoci un tocco melodico raffinato e pregno di “rispetto”. Con Procella Vadens si compiva il passo decisivo, grazie in primis alla “confezione”, alla produzione e per delle canzoni che strizzano maggiormente l’occhio al lato “easy” rispetto al passato. Manovra commerciale o meno, questo era il momento in cui i nostri dovevano esporsi per far circolare il nome in maniera massiccia, l’unico errore che non dovevano commettere era quello di non abbandonare i vecchi seguaci, perché quelli nuovi non erano di certo un problema (come statistica vorrei sapere in quanti di voi li hanno conosciuti con questo disco).
Per quanto mi riguarda dopo l’esaltazione iniziale, amplificata dalla canzone rilasciata in anteprima An Autumn Serenade (senza girarci troppo attorno vero e proprio capolavoro di Procella Vadens), ho riveduto in parte la bontà globale del disco. Rimaniamo certamente su livelli che molti si sognano, ma ripetuti ascolti hanno leggermente smorzato un entusiasmo troppo amplificato da eventi che di solito non possiamo controllare. A conti fatti -ancora oggi- Procella Vadens risulta  come il disco più importante della loro discografia, quello che si ricordano un po’ tutti, suonerà come una sorta di blasfemia il mio ritenerlo loro gradino più basso, ma aldilà di ciò ne riconosco appieno il valore.

L’ora di durata complessiva è aiutata da alcuni intermezzi strumentali che ben si infilzano fra una canzone e l’altra (mi preme sottolineare in particolare The Descent Into Hades, qui i tedeschi stupiscono con un brano in pieno stile Dead Can Dance). Il sound è pulsante e i mid tempo degli Imperium Dekadenz avvolgono l’ascoltatore come da chiare disposizioni ed “intenti creativi di base”, dando risalto ad una produzione magica, evocativa ed implacabile. Lacrimae Mundi mostra da subito lo spessore, ma saranno i dieci minuti di A Million Moons ad ammaliare su un trionfo fra sospensione ed arpeggio. Niente fronzoli, niente parametri da seguire, solo un’unica ed intensa rocciosa emozione a cui concedersi. Una certa violenza traspare (definiamola “ruvidità”), ed Ego Universalis ne è buon esempio, ma è incredibile sperimentare sulla propria pelle come certa “brutalità” venga sommersa dal climax melodico posto continuamente in circolo. E così anche un brano sulla carta rude diventa parte integrante di ciò che lo circonda, come inghiottito. An Autumn Serenade è uno di quei pezzi che arrivi a scrivere poche volte in una carriera, semplice, freddo e pacato, interpretato magistralmente dal singer Horaz, il brano fluisce su giri da favola difficili da dimenticare. Oceans, Mountain’s Mirror risulta invece come freccia debole del prodotto (comunque: che freccia!) mentre alla title track spetta il compito di farci ripercorrere mentalmente il non poco percorso lasciato alle spalle.

Se un’ora di black cadenzato ed ampio non vi spaventa, o se andate a nozze con “ambienti soporiferi” Procella Vadens potrebbe rappresentare la vostra bibbia ideale. Dall’altra parte dovrà stare a distanza chi non sopporta produzioni “piene” e corpose o chi si addormenta con molto poco.

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