Immolation – Providence

Usciva nel 2011 Providence, uscita in piccolo per gli Immolation, distribuita fisicamente durante il loro Immolation North American Tour del medesimo anno. Con loro siamo sempre nel “vincere facile”, ebbene […]

Usciva nel 2011 Providence, uscita in piccolo per gli Immolation, distribuita fisicamente durante il loro Immolation North American Tour del medesimo anno.

Con loro siamo sempre nel “vincere facile”, ebbene si, quando si parla di Immolation è più che scontato finire a parlare con toni/discorsi entusiastici. L’uscita “aggratis” di Providence (l’ep è un regalo online per i loro “tifosi” e festeggia il ventennale della band) poteva far presagire materiale di scarto o di poco conto, una manciata di canzoni magari caruccie ma nulla più. Verremo puntualmente smentiti dai boss Robert Vigna e Ross Dolan i quali ci dimostrano per l’ennesima volta l’infinita classe del monicker Immolation. Il lavoro viene svolto al meglio anche per quest’uscita “meno vistosa”, un mini cd ispiratissimo, con cinque tracce inedite che nulla hanno da invidiare ai pezzi del precedente e grandissimo Majesty And Decay. E’ incredibile come sia facile per gli Immolation partorire grandiosità, tutto ciò che toccano si tramuta automaticamente in oro, mi sembra di vederli in sala prove, nel momento di maggior “sforzo” per quanto riguarda il songwriting, contenti e focalizzati nel non lasciare nulla d’intentato lungo la strada (neppure delle “perdonabili” briciole). Ogni piccola canzone qui dentro è una grande canzone, bollore che alimenta il loro mito, con i nostri che inscenano la parte di chi è perfettamente consapevole delle proprie potenzialità.

Providence non intende perdonare, e se non è l’ep migliore del suo anno d’appartenenza poco davvero ci manca. Rispetto alle sue “dimensioni” è certamente una delle uscite migliori in campo death metal 2011 (e non era semplice svettare viste le convincenti prove di altri). I cinque pezzi sono uno più bello dell’altro (quando pensi di aver ascoltato quello migliore, la volta dopo sovverti tutto), sono dinamici e granitici al contempo, mai dimenticano quel minuscolo particolare modo di affrontare personalmente la distruzione. In pratica la formazione americana ci offre una ventina scarsa di minuti arrembanti, stranamente appaganti rispetto al fatto che alcune cose non bastano proprio mai. Il ruggito di Ross Dolan esalta come pochi, un marchio di puro e blasfemo death metal con le iniziali rigorosamente maiuscole. Ci pensa poi un riffing mai sazio ad attorniare in continuità il fruitore di turno, le loro chitarre sembrano possedere l’elisir di eterna vita, la prima What They Bring sembra messa apposta lì per dichiararlo. L’epicità si taglia a fette in scia a Illumination, un brano che dimostra di non temere nulla (vengono piazzate “flebili tastiere” ad ingigantire la non poca quantità di pathos posta alla partenza). Still Lost e la title track affascinano senza timori o ripensamenti, mentre la conclusiva Swallow The Fear chiude i cancelli con l’autorità dei grandi (sarà proprio lei la canzone mia prediletta a questo giro, ma tanto so già che cambierà al prossimo ripasso).

Non restate lì imbambolati, correte da qualche parte e fate qualsiasi cosa in vostro potere per ascoltare o possedere tale succulenta primizia.

About Duke "Selfish" Fog