Il Vuoto – Weakness

Il primo anno di vita può dirsi certamente prolifico per il progetto Il Vuoto, Weakness è difatti la terza uscita del corrente anno -ma primo full-lenght- dopo i due demo […]

Il primo anno di vita può dirsi certamente prolifico per il progetto Il Vuoto, Weakness è difatti la terza uscita del corrente anno -ma primo full-lenght- dopo i due demo Sea of Emptiness e Rehearsal Vol.1, uscita che ha suscitato l’interesse dell’etichetta russa -e specializzata nel campo- Satanarsa Records. Questa one man band (progetto parallelo della formazione black metal italiana Chiral) sembra avere le idee molto chiare, idee che acquisiscono forme dilatate tramite l’uso di un death/funeral doom mai esageratamente oppressivo o cimiteriale. E’ come se Il Vuoto cercasse un approccio più “gothic” (o dai rimasugli confusionario-dark alla maniera dei primi Canaan, come si evince sul “lento velo” Through Mirrors I Saw the Ghost of Me) alla materia, in qualche maniera più elegante e conciso, ma anche in grado di esprimere una certa “umanità” e potenza d’insieme (ascoltatevi alcuni “allacci” della chitarra). Weakness rimane per l’appunto “sospeso”, si porta dietro una dimensione dai tratti inediti (non nella forma, ma nelle sensazioni suscitate), in alcuni momenti addirittura particolari e chirurgicamente diversificati.

Weakness non ti da idea di essere un “grande disco” (la produzione gioca forse un ruolo determinante sotto questo aspetto), però allo stesso tempo riesce a tenerti stretto a se, in qualche modo magneticamente interessato a voler proseguire e terminare il tragitto prestabilito. Alla fine saranno solo tre quarti d’ora quelli tirati in ballo, l’interesse dell’artista si riflette anche sulla scelta di “stare basso” con i minuti generali, tanto nella forma quanto sulla “quantità”.

Sono fuochi malinconici ad introdurci su And Night Devours Me, una disperata tortura dell’animo protratta per dieci silenziosi e mutevoli minuti. Vigorose nenie e ritmiche/tetre danze si accavallano all’interno di una accecante e candida disillusione, The Harvest in appena cinque giri da sessanta secondi ci mostra come alcune “lungaggini” possano essere, a volte, completamente inutili. Con Sea of Emptiness entriamo nel cuore della produzione, i toni si fanno “spogli”e pieni d’accurato sconforto, sensazione che riviviamo anche con la possibile-attuale-apoteosi da “doppio fondo” rispondente al nome I, Essence of Nothingness.

Weakness è un lavoro che esce dai miei normali parametri di votazione, troppi pesi sulla bilancia dei possibili pro e contro, arriva un bel momento dove bisogna stare zitti e saper aspettare, soprattuto quando ti ritrovi per le mani una creatura “fresca” come in questo caso.

Il lento vagare su una pianura arida, come unica compagnia i nostri secchi e solitari passi, un’ottima cassa di risonanza per l’ambiente circostante, che se ne sta li attorno furbescamente ammutolito, implacabile nel guardarci con la sua consueta superiorità.

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