Ibridoma – City of Ruins

Dopo svariati anni di rodaggio gli Ibridoma hanno cominciato a fare sul serio a partire dal 2010, l’annata in cui uscì il debutto omonimo. Da quel momento in poi i […]

Dopo svariati anni di rodaggio gli Ibridoma hanno cominciato a fare sul serio a partire dal 2010, l’annata in cui uscì il debutto omonimo. Da quel momento in poi i ragazzi si sono rimboccati le maniche facendo uscire dischi ogni due anni circa, un percorso che ha portato loro esperienza e lampante “praticità” oltre che diverse e meritate soddisfazioni. L’arrivo sul nuovo City of Ruins (uscito su Punishment 18 Records) è passato attraverso due produzioni di valore come Night Club e December, due dischi in grado di affilare un sound ben distinto e di stampo heavy. Ma la componente melodica ha da sempre giocato un ruolo cardine all’interno dell’economia della formazione, discorso che viene quasi sottolineato con l’evidenziatore durante l’ascolto di City of Ruins, un lavoro che denota in ogni caso tutta l’esperienza accumulata nel recente passato.

Gli Ibridoma li riconosci subito, sound incalzante e canzoni che arrivano dirette al punto senza bisogno di particolari intrecci. A questo si aggiunge la particolarità vocale del cantante Christian Bartolacci, classico esempio di quanto sia essenziale all’interno di una band heavy metal avere innanzitutto personalità (poi potrà piacere o meno, questo è un altro discorso). Gli Ibridoma mi hanno sempre ricordato certi Death SS, ma da loro hanno preso giusto lo slancio poiché nel tempo hanno marchiato la loro musica con diverse influenze che passano dal thrash a cosucce dal taglio più moderno (esempio lampante Sadness Comes, l’opener di quest’ultima fatica parte da risvolti thrash e giunge sopra un ritornello che ricorda lo stile moderno degli In Flames). L’elasticità vocale gioca poi un ruolo cruciale sul nuovo City of Ruins, e gli Ibridoma gli riverseranno contro diverse soluzioni che non mancheranno di “trapanare” il nostro cervello a dovere.

All’interno della scaletta troveremo cose più classiche come Evil Wind (l’elogio per il lavoro delle chitarre sorge spontaneo) o T.F.U. e altre che penseranno invece ad “osare” come nel caso della traccia Di Nuovo Inverno (un refrain difficile da scacciare!) o dell’ultima e malinconica ballad I’m Broken.

City of Ruins si lascia ascoltare con straordinaria facilità e questo potrà essere alla fine l’unico effetto controproducente a seconda dell’esigenza dell’ascoltatore. Ma i pezzi funzionano anche quando vanno diciamo con il pilota automatico (penso alla title track o alla successiva Angels of War che paga pedaggio al binomio Judas Priest/Primal Fear), tanto vero che non potremmo mai parlare di un qualcosa di veramente “non riuscito”.

Gli Ibridoma sembrano avere su City of Ruins la tentazione di voler spingere verso un qualcosa di più estremo ma alla fine restano ancorati ad una formula molto classica. L’effetto potrebbe un poco stordire o meglio sbilanciare, ma è pur vero che guardando alla tracklist non si trovano pezzi da bollare come riempitivi o giù di li, le cose funzionano, a volte a mancare è solo quel “morso decisivo” che ti fanno intuire aver in dote.

64%

Summary

Punishment 18 Records (2018)

Tracklist:

01. Sandness Comes
02. Evil Wind
03. T.F.U.
04. Di Nuovo Inverno
05. City Of Ruins
06. Angel Of War
07. My Nightmares
08. Fragile
09. Terminator
10.  I’m Broken

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