IATO – Dialektik

L’assorbimento del marcio in appena 22 minuti. Una schermatura contro le avversità per mezzo di sofferente ma soprattutto autoritario sfogo. Death metal ruvido e “scartavetrato”, ipnotico ma bestiale, tagliato con […]

L’assorbimento del marcio in appena 22 minuti. Una schermatura contro le avversità per mezzo di sofferente ma soprattutto autoritario sfogo. Death metal ruvido e “scartavetrato”, ipnotico ma bestiale, tagliato con dosi di letale hard-grind-core, nemmeno il tempo di immaginarlo che la forma prende vita sotto i nostri avidi occhi. C’è sempre bisogno di gente come loro, di qualcuno che nella sua “piccola sfera” possa fare voce grossa -quella di chi realmente conta- senza l’inutile o fuorviante necessità di dover ricevere consigli o esaustivi indottrinamenti del caso.

I sardi IATO hanno portato a termine la creazione di Dialektik nel 2014 (rappresenta anche il loro secondo ep dopo Marchio Di Fabbrica del 2012) e si meritano senza dubbio le attenzioni degli addetti ai lavori (quelli che solitamente non si decorano gli occhi con le classiche fette di prosciutto) e di chi cerca primariamente l’aspetto genuino di una facciata. Emergono prepotentemente voglia di far male (con la musica ma anche con le parole, non a caso le liriche si presentano interamente in italiano) e forte bramosia di “percosse” nei riguardi del “cieco malcapitato” caduto in modo maldestro dai piani alti. Ma Dialektik rimane principalmente una creazione intima (e in quanto tale recita allegramente: “se vi piace siamo contenti, altrimenti rivolgetevi pure altrove“), buttata fuori assieme a non trascurabili porzioni d’interiora, budella come sinonimo di sofferenza, sofferenza che sarà pronta a tranciare di netto ogni sorta di superficiale approccio.

La loro musica -tanto per rimanere sul nostro suolo- è una qualche ipotetica ed ideale fusione tra Cripple Bastards e Distruzione, il che dovrebbe adeguatamente stuzzicare a prescindere. Egregi quando si lanciano in partiture nostalgiche (in particolar modo su Padronanza o sul loro modo d’intendere l’anthem con Autodominio) o quando rallentano “melmosamente” l’insieme. I blast beat infine spingono forte -e mai a sproposito- risultando l’arma definitiva del k.o.

Robustezza e capacità di far scorrere le canzoni fluidamente si addensano fra di loro dando vita ad un terremoto sonoro che come unica certezza ci concede solo la sua “brevità” (sarà invece meno sicura la tipologia delle escoriazioni a cui andremo incontro).
IATO è l’ennesimo nome nato nelle pieghe del terriccio underground, scommetterci su ormai è diventato troppo difficile, ormai poco contano impegno e dedizione di fronte a leggi più severe. Godeteveli ora.

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