Hyperwülff – Volume One: Erion Speaks

Il disco d’esordio degli italiani Hyperwülff (da Bologna) comincia a parlare la sua lingua schietta e pungente al solo sguardo dell’immagine di copertina, basterebbe difatti solo quella per capire tutta […]

Il disco d’esordio degli italiani Hyperwülff (da Bologna) comincia a parlare la sua lingua schietta e pungente al solo sguardo dell’immagine di copertina, basterebbe difatti solo quella per capire tutta la voglia di “sbranare” che alberga dentro quest’assordante e primordiale creatura.

Volume One: Erion Speaks è un disco che non si fa di certo pregare, le “buon maniere” vengono subito deposte in un angolo a favore di sani e mai domi “sbraiti in faccia”, rabbia e dolore che vengono rintracciati, addensati i e riuniti in un tutt’uno abrasivo e colante. Post hardcore e sludge pronti a “litigare” con cognizione prima di convogliare a meritatissime nozze, ma tranquilli perché le cose precise e convenzionali non fanno di certo parte del loro mondo e della loro visuale, gli Hyperwülff suonano “da perfetti operai”, facendoti sentire sforzo, sudore e tutta la voglia necessaria, c’è la necessità impellente di voler sfondare col cranio quelle porte blindate e inaccessibili che troppo spesso ci si presentano davanti.

Trentacinque minuti che volano via sulla doppia scia formata da impatto e intuito, entrambi bellamente sgraziati, ma profondi conoscitori della parola “gusto”. Volume One: Erion Speaks scorre fra spezzoni urlati/rivelatori ed altri “stranamente” -e subdolamente- riflessivi (diciamo che impareremo a vivere anche con un certo distacco) diventando ben presto un cerchio strano, da voler/dover esplorare ad ogni costo. E’ un perdersi con coscienza il suo, e quasi ti dimentichi di essere di fronte a delle canzoni singole perché arrivi a prendere tutto in forma di unico e inarrestabile trasporto. Insomma, pochi i problemi e dritti come fulmini ai fatti, sensazioni eruttate da chitarre prima indiavolate e poi schizofreniche il giusto, un concerto che va in onda sotto le attente cure di una prestazione vocale pronta a venderti -ad ogni nuovo secondo di vita- le sue maleodoranti ma pur sempre vitali viscere.

La prima in scaletta Impactor White Heat non esita e arriva subito alla giugulare, da quel morso nasceranno le prime ritmiche, già altamente nocive per il perfetto funzionamento del nostro amato collo. La traccia omonima seguente è invece dichiaratamente selvaggia e priva di facili confini, Robogoat si presenta per mezzo di un accensione stoner potenziata, roba che sfocia su un letto vocale trascinante, stordente e difficile da dimenticare (già un piccolo classico). Poi inizia lo “spaccato ragionato” dell’album, qui gli Hyperwülff dilatano ed armonizzano la formula, dapprima con la breve strumentale Entering, poi con i due “blocchi” chiamati 20 Pillar e Raging Hunger (entrambe sui otto minuti di vita, divise dal riflessivo minuto e mezzo di In Ruins) prima di tornare a spaccar legna con la conclusiva Several Bones.

Volume One: Erion Speaks è senza dubbio un’opera prima di rilievo, meritevole di scorticarci quel tanto che le permetteremo. Un bel macigno sullo stomaco, capace di mutare leggermente la sua forma ma non il suo peso.

About Duke "Selfish" Fog