Hoth – The Black Goddess Return

Terzo disco per il progetto portoghese Hoth, The Black Goddess Return ci viene introdotto da una copertina in grado di rievocare all’istante il volere professato della band. Uno stile che […]

Terzo disco per il progetto portoghese Hoth, The Black Goddess Return ci viene introdotto da una copertina in grado di rievocare all’istante il volere professato della band. Uno stile che guarda al classico e ai blasfemi primordi decantati da formazioni seminali come Venom, Slayer, Celtic Frost e Bathory, mentre per restare nel “recente” vanno quantomeno menzionati i mitici Tearstained, i sempre graditi Destroyer 666 o i beceri Gravewürm.

Hoth è la creatura personale di Jose Afonso (personaggio già conosciuto per Decayed, Alastor e altri meno noti), una creatura che non fa altro che rinverdire la voglia infinita di suonare metallo estremo ed essenzialmente d’impatto. Dischi come The Black Goddess Return devono vivere anche della giusta produzione e devo dire che questa finisce per definire ed incrementare bene l’atmosfera occulta e malvagia presente già alla radice.

Intrattiene questo lavoro firmato Hoth, lo fa ancor di più in proporzione alla durata complessiva (uno sguardo all’ora filata ci finisce e quasi stupisce per come scorre) piena zeppa com’è di mid tempo dal taglio heavy-infernale e vocals prontamente sataniche.

Preso atto di queste caratteristiche avremo i mezzi per capire se un disco come The Black Goddess Return potrà fare per noi o meno. Le canzoni -devo ammetterlo- ci sono, non saranno dei capolavori indiscussi ma si fanno volere bene quanto basta per strappare un’ottima votazione finale. C’è anche il divertimento, anche se l’album lì si ferma e mai più si muove (diciamo che gli “esigenti” ne possono pure stare alla larga) ma va detto che sarà solo un “possibile problema”, chi sguazza nei territori di dovere non vorrà sentire altro se non questo.

Faccio davvero fatica a sottolinearvi qualche traccia in particolare vista l’enorme linearità. Però il duetto formato da Upon the Sacred Hill e The Hellrider provo a sponsorizzarlo lo stesso, giusto se qualcuno avesse bisogno di una non-sacrosanta anteprima da sgranocchiare.

Tanta essenzialità e teste che svolazzano fra corna, fioche candele e spunzoni su sfondo rosso infernale.

About Duke "Selfish" Fog