Hooded Menace – Ossuarium Silhouettes Unhallowed

Esiste un modo per “addolcire” la propria proposta senza dover snaturare drasticamente il proprio sound e tradire di rimando gli affezionati fruitori di sempre? Esiste, eccome se esiste, i finnici […]

Esiste un modo per “addolcire” la propria proposta senza dover snaturare drasticamente il proprio sound e tradire di rimando gli affezionati fruitori di sempre? Esiste, eccome se esiste, i finnici Hooded Menace lo avevano già fatto intuire a poco a poco, e quel poco a poco continua oggi a guadagnare piccoli millimetri davanti al nuovo –e quinto- Ossuarium Silhouettes Unhallowed. La cosa buffa è che se qualcuno partisse proprio da quest’ultimo faticherebbe non poco nel comprendere tali righe iniziali prendendole infine per i deliri di un assiduo fanatico; eh si perché si può stare tranquilli, dannatamente tranquilli, gli Hooded Menace continuano a non sbagliare nulla e senza pregiudicare il risulato come era successo d’altronde nei precedenti capitoli. C’era attesa per Ossuarium Silhouettes Unhallowed inutile negarlo, c’era e “bruciava” perché era il quinto tassello e in qualche maniera doveva “schierarsi”, prendere posizione dentro al match che vantava un conteggio di assolutà parità (i primi due album contro i restanti due). Ebbene dopo il suo ascolto penso che saranno tutti contenti, e pazienza se le atmosfere di Fullfill the Curse e Never Cross the Dead non si faranno vedere chissà per quanto, gli Hooded Menace continuano egualmente ad entusiasmare, ad approfondire un percorso che affonda le sue braccia in diversi momenti del passato, perché l’importante è la sostanza, l’importante è suonare death doom metal.

Il disco danza sul filo della perfezione, le prime due canzoni saranno probabilmente in cima alle mie preferenze di genere alla fine di questo nuovo anno appena iniziato. Troveremo così una Sempiternal Grotesqueries a richiamare i My Dying Bride più ruvidi e agghiaccianti e una In Eerie Deliverance a portare sensazioni di primissimi e bui Katatonia,  il tutto filtrato per mezzo del “paradisiaco” tocco Hooded Menace, un qualcosa che di certo non sorprende, che vige e li sorveglia da quando sono nati insomma. Un colpo al cuore la prestazione vocale della new entry Harri Kuokkanen (giusto togliere un pochino di lavoro al buon Lasse Pyykkö, se questi sono i risultati poi…), lesta nel conferire aspetto, autorità e il tono di diversificazione sperato.

Ossuarium Silhouettes Unhallowed è un toccasana per il momento, un lento brivido di piacere pronto a scandire attimi d’estrema malinconia. Incredibile respirare la solidità funerea della terza Cathedral of Labyrinthine Darkness, l’ideale prosecuzione di un disco che lascia scorrere sogni e tormenti dopo la sola vista della copertina. Sotto i pregevoli incastri heavy di Cascade of Ashes inizieremo a calcolare la portata del tutto, e nascosti formicolii faranno comparsa da chissà dove come parole non dette. Solennità e misticismo danzano all’unisono spargendo segni di concreta importanza sino allo spegnersi dell’ennesima perla intitolata Charnel Reflections, poco prima che la breve strumentale Black Moss ponga la parola fine a questa meraviglia.

Se tutte la band avessero la loro testa e  la loro intraprendenza nel “cambiare senza cambiare”. Non so se Ossuarium Silhouettes Unhallowed sia il mio loro preferito, ma solo il fatto che ci stia pensando seriamente mi inquieta parecchio. Che disco che han buttato fuori gli Hooded Menace, che roba! Un regalo per chi non si riconosce più in questi tempi moderni.

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