Havukruunu – Rautaa Ja Tulta

Un ruggito pagan-finlandese, puro, nitido, sincero ed incontaminato. La Naturmacht Productions non si fa volare via l’idea e prende in consegna l’ep (uscito prima solo in sembianze “digitali”) Rautaa Ja […]

Un ruggito pagan-finlandese, puro, nitido, sincero ed incontaminato. La Naturmacht Productions non si fa volare via l’idea e prende in consegna l’ep (uscito prima solo in sembianze “digitali”) Rautaa Ja Tulta, allungandolo sino alla durata di circa tre quarti d’ora grazie all’innesto di quattro nuovi brani.

Stiamo parlando degli Havukruunu, una giovane band disposta a tutto pur di elogiare le classiche atmosfere della propria terra (per innamorarsi basta guardare la copertina, la mano sul portafoglio scatterà automatica). Non così estremi da essere paragonati ai nomi più truci e veloci appartenenti ai loro confini, ma melodicamente essenziali, tanto da poter venir paragonati come una sorta di Moonsorrow più grezzi e primordiali o degli Azaghal meno diabolici.

Insomma, da che parte lo si giri questo Rautaa Ja Tulta dimostra di meritare la giusta e necessaria attenzione. Ci troviamo innanzi una formula classica, capace d’imbastire sia melodie interessanti che il giusto grado d’impatto quando necessario, a tal proposito potremo “spaccare” l’uscita in due tronconi, ovvero quello più melodico e notturno appartentente ai primi sei pezzi “originali” e quello dotato di un tiro più nitido, fluido e alla lunga diretto rappresentato dai brani posti in aggiunta (avvertiremo lo stacco con chiarezza, grazie alle produzioni differenti).

Gli Havukruunu si fanno volere bene, molto bene a dire il vero, l’ascolto non zoppica e lascia le “battute a vuoto” direttamente a casa (ben nascoste) scorrendo via in modo completamente positivo dal primo all’ultimo pezzo.

Il pensiero di ascoltare Rautaa Ja Tulta entusiasma nel suo piccolo, il suo avanzare trascina, non “occupa spazio”, non infastidisce minimamente. La tracklist è snella ed efficace, parte alla grande con Pakkanen (fottuta semplicità al potere) ed una epica title track passando per la heavy-tempestosa Musta Yö e una oscura Ne Salaperäiset. Ritmo ben scandito per la più lunga del lotto Valhallan Portit prima di una seconda parte che vede assolute protagoniste prima la maestosa/ferale Maat Mennyttä Soi e poi Joka Puun Takaa (ma non dimentichimoci dei due minuti “folkeggianti” dell’ultima in scaletta Maan Alainen, un buon modo di serrare i battenti).

About Duke "Selfish" Fog