Gutted – Martyr Creation

L’esperienza di chi arriva al traguardo del quarto disco e sa esattamente cosa volere dalla propria musica. Si potrebbe finirla già qui la disamina e partire spediti nei riguardi di […]

L’esperienza di chi arriva al traguardo del quarto disco e sa esattamente cosa volere dalla propria musica. Si potrebbe finirla già qui la disamina e partire spediti nei riguardi di Martyr Creation, ultima fatica degli ungheresi Gutted.

Purtroppo è il mio primo impatto con la band e quindi non posso fare paragoni e relativi confronti con il passato, ma quello che ho potuto sentire mi ha certamente soddisfatto appieno già ad un primo ascolto. I Gutted si esibiscono in un mirabolante death metal secco e tagliante, capace di pagare dazio al lato tecnico –ma mai eccessivo- della medaglia. Si guarda esclusivamente in territorio americano tanto che i nomi che balzeranno subito in testa saranno del calibro di Immolation, Hate Eternal con a supporto i Malevolent Creation più rapidi, voraci e ficcanti. I Gutted sono la classica macchina sgraziata e schiacciasassi, la presa sull’acceleratore è pressoché costante e mai stucchevole, e pazienza se il fattore novità andrà a farsi “benedire” dopo alcuni brani, non è certamente quello che andremo a cercare in questi casi. Diciamo che la partita tende un pochino ad “appiattirsi” senza scadere mai nel “tragico”.

Martyr Creation è asciutto, è una distribuzione costante di colpi diretti, colpi che vanno a finire tutti nel bersaglio, alcuni più vicini al centro, altri un pò meno, ma in ogni caso una “linearità” ci verrà garantita e così non smetteremo mai di orbitare dentro dei livelli prefissati –e diramati- a dovere da una gustosa opener intitolata Cosmos of Humans.

Mezz’ora di legnate, passando prima da False Happiness e Consuming Life e poi da una martoriante Deeper Than Hell seguita dall’andamento vincente di Kings of Emptiness.

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