Grünt Grünt vs [P.U.T] – Split Cd

Uno split semplice, pura dilatazione/definizione di tormento e sofferenza ad “alterne velocità”. Affrontano la materia musicale in diversi modi le creature francesi [P.U.T] e Grünt Grünt su questo split che […]

Uno split semplice, pura dilatazione/definizione di tormento e sofferenza ad “alterne velocità”. Affrontano la materia musicale in diversi modi le creature francesi [P.U.T] e Grünt Grünt su questo split che da qualsiasi lato lo si guardi appare semplice e interessante. Non stiamo di certo a chiedere la luna, ma l’accoppiata è così ben assortita, esplicativa, che l’uscita si fa voler bene già durante la sua prima letale esalazione (anche la copertina da parte sua rende bene l’idea).

Non si resta a girare inutilmente attorno all’obiettivo, almeno non lo fanno i Grünt Grünt che in appena otto minuti ci sparano addosso sei canzoni (pensate che l’ultima si prende quattro di questi minuti, a voi il resto dei calcoli) di convulsivo/alternative grind. Voce urlata a tutta, preda di letali ed atroci dolori che sfocia su un profondo growl, chitarre che tagliuzzano senza troppo curarsi di varie/eventuali reazioni allergiche, sezione ritmica schizzata e secca a completare il “pacchetto bomba” pronto ad esplodere in qualsiasi momento. I Grünt Grünt ci vanno giù senza pensieri con il suo compito di generare violento ed abrasivo caos, perfettamente spiegato durante la rudezza dell’ultima loro traccia, unica concessione al rallentamento e sorta di apripista al gruppo che seguirà.

I [P.U.T] gestiscono al meglio l’ampia porzione di split a loro dedicata (all’incirca venti minuti). Quattro i pezzi, sudici tessitori di note malate e ciondolanti, il loro sludge viene intriso dentro i detriti di una qualche fatiscente industria, con sensazioni dark poste a fluttuare tra pazzia e ben palpabile corrosione. Lentamente si finisce schiavi della loro trama, tanto che non vorremmo affatto finirla con l’ultima Under Most Darkest Sea. Sicuramente degne di nota l’atmosfera ovattata ed “insistita” di Fear e l’autentico inno/manifesto Industrial Vs. Forest (con un basso bellamente stuprato).

Se vedete la copertina in giro ponderatene l’acquisto (per farcelo avere si sono sforzate ben sette etichette), per certi momenti non c’è niente di meglio di queste istintive onde impattanti.

About Duke "Selfish" Fog