Griffar – Monastery

Il 2011 segnò l’inaspettato quanto gradito ritorno quello dei Griffar, autori molti anni prima di un autentico capolavoro denominato Of Witches And Celts (sospiro al solo leggerne il nome). Non […]

Il 2011 segnò l’inaspettato quanto gradito ritorno quello dei Griffar, autori molti anni prima di un autentico capolavoro denominato Of Witches And Celts (sospiro al solo leggerne il nome).

Non giriamoci troppo attorno, saranno state le aspettative elevatissime o semplicemente la quasi “innocuità” del prodotto, sta di fatto che Monastery non colpisce ne folgora minimamente come potevamo augurarci. Dimenticate quel sound mistico/epico d’un tempo, il ritorno dei Griffar suona “dannatamente semplice” e prende come ispirazione il black metal svedese. Non riesco a capire i motivi di tale scelta ma questo è stato sancito e questo dobbiamo prendere. Se teniamo conto di quello che il gruppo ha saputo dare Monastery va senz’altro ritenuto come un vero e proprio flop. Se invece consideriamo la nuova nascita come “cosa a se” allora un leggero valore arriva ad acquistarlo, certo i capolavori o dischi di una certa caratura risiedono altrove, ma tutto sommato i nuovi Griffar si lasciano ascoltare abbastanza limpidamente.

Una volta preso atto di ciò si potrà decidere liberamente quanto il nome tirato in ballo possa generare l’ipotesi d’acquisto. I malati e i perenni cercatori di metallo estremo svedese saranno ancora una volta in pole position, raggianti come non mai di fronte a quest’opera diretta, malevola e dalle continue sensazioni thrash metal. I nomi da prendere come esempio sono i soliti: Setherial, Naglfar, Dissection e Necrophobic. Da lì non si scappa (avvisati gli ascoltatori bisognosi di novità), ma c’è da dire che i “nuovi” Griffar sanno come intrattenere, forse a discapito di una produzione “innocua”, troppo meccanica e faziosa, fattore che contribuisce nel rovinare in parte il risultato finale. Se soluzioni “flaccide” e produzione mal riuscita gettano pesanti ombre sul prodotto, fortunatamente è la classe a venire incontro alla formazione francese, bene o male riesce a tenere la tensione su livelli consoni e sino al termine del disco (abbastanza corposo nei suoi 53 minuti, bisogna dirlo). Si mettono qui e là multiformi toppe, e prontamente si tappano delle possibili falle giusto appena percettibili.

Retaggi black/thrash dominano la lunga opener Blessed In Lava (addirittura??), quasi nove minuti di sufficiente “tepore”, solamente in pochi casi veniamo destati da soluzioni brillanti e convincenti (il finale è proprio una di quelle toppe a cui accennavo poco fa). Fa capolino del sano thrash/black sostenuto nella title track, un brano che passa in maniera abbastanza anonima (presenti ritmiche e assoli cari agli Slayer) ma anche indolore. Più blande e ritmiche sono Relentless Infamy (all’inizio sembra di percepire degli Exodus in salsa black metal) e The Demented God (qui affiorano invece i Dimmu Borgir). My Wolf Legacy alterna una certa monotonia con spunti alla Dissection ben riusciti, un plauso in questo caso va alla prestazione vocale (nel resto del disco non si sforza troppo per emergere o personalizzare il tutto). E’ fiacca Tale Of The Navigator mentre Rebirth va a rappresentare una graditissima e gelida rasoiata destabilizzante. La finale Last World si porta dietro un piacevole gusto perdonando le evidenti imperfezioni ascoltate prima, una chiusura positiva, che in certi momenti ricorda ai Griffar di essere i Griffar.

Il rischio noia è ben presente e va valutato, pensateci bene prima di lanciarvi sul “nome” che tenta un glorioso come-back. La mia speranza è Monastery rappresenti una sorta di riscaldamento, olio sugli ingranaggi per un futuro splendente . Sconsigliato a tutti o quasi, nonostante l’impatto che in determinati momenti viene positivamente creato. Da fan di Of Witches And Celts non posso nascondere una spiccata delusione, delusione che diventa indifferenza se non pensassi ossessivamente al nome implicato.

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