Greenleaf – Hear the Rivers

Giunti al settimo album i Greenleaf parrebbero aver trovato la continuità necessaria per fare il tanto decantato/agognato “salto di qualità”. Ma le cose -se vogliamo dirla tutta- per la formazione […]

Giunti al settimo album i Greenleaf parrebbero aver trovato la continuità necessaria per fare il tanto decantato/agognato “salto di qualità”. Ma le cose -se vogliamo dirla tutta- per la formazione svedese erano calde ed imbastite già dal precedente Rise Above the Meadow, lavoro che consegnava ai ragazzi la giusta veste grafica e un contratto con la potenza Napalm Records. L’etichetta negli ultimi anni ha allargato gli orizzonti guardando “altrove”, ampliando il proprio catalogo a generi più soft quali il rock’n’roll o lo stoner ed è a proprio su tali coordinate che finiremo sul qui presente Hear the Rivers.

I Greenleaf con questo parco di dieci canzoni riescono a “sfondare” il muro che separa un buon album da uno ottimo. I ripetuti ascolti di Hear the Rivers non fanno altro che confermare ciò, rapiscono con potenza ma soprattutto con soluzioni di continuità non indifferenti. A trasudare sarà la pura e completa passione, passione che userà melodia e muscoli in parti uguali e praticamente intercambiabili (abilità sulle quali reciterà parte da leone il singer Arvid Hällagård). Queste caratteristiche procederanno a braccetto lungo una via lastricata di sole perle, capaci fra le cose di offrire un’ampia gamma al suo ascoltatore. Sarà comune passare in rassegna la tracklist e avere ben chiaro e scolpito nel ricordo quello che si è appena sentito, oppure quello che ci aspetta se invece ci apprestiamo ad un nuovo fumante giro in questo mondo (a tal proposito posso dire di adorare l’immagine di copertina).

E mai come in questa occasione spendere due parole per ogni traccia risulta passaggio essenziale di questo scritto. La navicella molla gli ormeggi sotto al tiro dissidente di una Let It Out! da party, perfetta in veste di sprezzante introduttrice. Toccherà poi alla trascinante e magmatica Sweet Is the Sound farci passare al nuovo livello, giusto prima dell’arrivo del ritmo magnetico e possente di A Point of a Secret (che alla fine mi sento ergere a mia preferita, ma vi avverto, praticare questa “specialità” su questo disco sarà un lavoraccio).

The Good Ol’God parla da sola, a lei il peso del classico pezzo in grado di smuovere piccoli/grandi atti di ribellione, uno sfogo privo di fronzoli, passaggio necessario o se vogliamo nevralgico dell’intero album (e se vi ritrovate a cantare il refrain a sorpresa, nei momenti di tutti i giorni, un pochino pazzi lo sarete sul serio!).
Si prosegue sulle note di The Rumble & the Wight, la canzone si fa carico di una di quelle strofe che non stenterei nel definire “epocali”. C’è da dire che rimane scolpita a fuoco, fusa alla testa e non rimane altro da fare, solo accettarne le piacevoli conseguenze.

We Are Pawns estrapola sensazioni suadenti e fatte di perenne trasporto prima di una Oh By Bones che torna invece a spingere con rude forza e ricchezza di groove sulla scia della opener.
Il trancio finale racchiude una In the Caverns Below dotata della giusta carica ossessiva, una High Fever acida e baldanzosamente scorbutica (a modo suo “ostica”) prima della conclusione sulle note di The Rivers Below; pezzo strutturato, pronto a lasciarci addosso un gusto amaro, ma denso di voglia e di convinzione di voler ripremere il tastino play per un nuovo giro su codesto intrippante carrozzone.

I Greenleaf sono in forma smagliante e Hear the Rivers arriva ad irradiare la parte finale di un’annata decisamente fortunata. Lasciatevi possedere senza pensieri da questo incantesimo, dalla chitarra sempre ispirata di Tommi e da una sezione ritmica secca, puntuale e tagliente, ne uscirete trasformati.

80%

Summary

Napalm Records (2018)

Tracklist:

01. Let It Out!
02. Sweet Is The Sound
03. A Point Of A Secret
04. Good Ol´Goat
05. The Rumble And The Weight
06. We Are The Pawns
07. Oh My Bones
08. In The Caverns Below
09. High Fever
10. The Rivers Lullaby

About Duke "Selfish" Fog