Graveyard After Graveyard – Hellhound on My Trail

Ci vorrebbe tutta la recensione per parlare di Rogga Johansson e del suo miliardo di progetti. In questa sede vi basti sapere che Graveyard After Graveyard è uno degli ultimi […]

Ci vorrebbe tutta la recensione per parlare di Rogga Johansson e del suo miliardo di progetti. In questa sede vi basti sapere che Graveyard After Graveyard è uno degli ultimi (nel 2014 il primo vagito) e se già state pensando a un qualcosa che si discosti dal “suo” solito genere vi state abbondantemente dirigendo nella direzione sbagliata. Messe subito in chiaro queste cose e nonostante la precocità del monicker, Hellhound on My Trail rappresenta già la terza uscita (dopo un primo ep ed un full-lenght) di questa nuova diabolica creatura, trattasi di un ep che non guarda in faccia niente e nessuno, 19 minuti intrapresi con foga, velocità e furia, come se alle loro spalle si fosse stabilizzato un branco di lupi famelici, bramosi di far a pezzettini qualsiasi cosa trovata sul proprio cammino.

Non c’è molto da dire su questo death/black metal sporcato d’irruenza thrash, una volta appreso della bontà della proposta non servirà sapere altro riguardo le fondamenta, basterà tuffarsi anima e corpo -ed entusiasmo- per permettere alle cose di procedere nella giusta maniera (cogliere il momento senza stare a pensare troppo). In questo caso non era di certo un songwriting eccelso quello richiesto, l’importante era avanzare senza alcun ripensamento, triturare tutto il possibile per poi tornarsene al sicuro ad attendere i risultati delle proprie azioni.

Una nuova dimostrazione di passione, un nuovo “sconsiderato” attacco pronto a bruciare e ferire, le canzoni scorrono con fluidità apparendo da subito rudi e sporche, ma conservano anche un lontano pulpito melodico svedese assai accattivante (e vorrei ben vedere se così non fosse!). Rogga di certo sa come sbraitare da perfetto impossessato, ma scende anche di tono durante i momenti meno concitati dando al prodotto il necessario “cambio di passo” (se alla fine l’uscita è da tenere in considerazione è proprio grazie a questa peculiarità). Non diventa un problema realizzare quanto Hellhound on My Trail sia effettivamente “nulla di nuovo”, non lo fa proprio grazie alla sua forza (direi “freschezza” ma sono sicuro di portarvi fuori strada) e alla capacità di saper tenere lontana la noia incrementando fattori assolutamente importanti come attenzione e “godimento”.

Sei canzoni e non sentirle affatto, niente di trascendentale certo, ma lavoro di sostanza e altamente efficace, un mini cd da consigliare senza ripensamenti o indugi vari.

About Duke "Selfish" Fog