Grave Digger – Healed By Metal

Quando si ascolta un nuovo disco del premiato caseificio Grave Digger l’unica preoccupazione è quella di andare a scoprire l’effettiva qualità delle canzoni contenute rispetto quell’enorme quantità di materiale messo […]

Quando si ascolta un nuovo disco del premiato caseificio Grave Digger l’unica preoccupazione è quella di andare a scoprire l’effettiva qualità delle canzoni contenute rispetto quell’enorme quantità di materiale messo ormai alle spalle. Per quanto mi riguarda gli ultimi due lavori (Clash of the Gods e Return of the Reaper) erano riusciti a ridare uno smalto leggermente andato perso dai tre dischi (comunque dignitosi) venuti prima. Healed by Metal purtroppo non riesce a confermare l’ottima carica dei suoi due predecessori e fa ripiombare i Grave Digger sui minimi storici (anzi, sul minimo!), tanto che non posso ricordare un disco più scialbo ed inconcludente di questo nella loro discografia.

La title track si posiziona con la pala in mano ed inizia a scavare in combutta con un acceso sentore hard rock/southern. Preparata degnamente la fossa si può ufficialmente iniziare il banchetto a cui tutti siamo ormai legati, già a partire da una classica Grave Digger song come When the Night Falls, riffing arcigno e refrain pronto ad aprirsi nel regalare le “dovute” emozioni (sicuramente un highlight di tutto Healed By Metal). Lawbreaker non punge come vorrebbe, Free Forever si tiene a galla prima di una epica Call for War capace di richiamare in parte le atmosfere “gloriose” del mai dimenticato Tunes of War. Ten Commandments of Metal è un anthem salvato in extremis dal suo ritornello, The Hangman’s Eye ci prova ma rimane li appesa prima di un’altra classica rasoiata dal nome Kill Ritual (e questa volta si ritorna su livelli alti). Hallelujah mi irrita a tal punto che l’avrei completamente omessa dal disco, ma per fortuna la band di Chris Boltendahl decide di lasciarci con un buon gusto in bocca con l’ultima Laughing with the Dead (un “lentone melmoso” che riesce loro sempre bene).

Healed By Metal fortunatamente dura poco, comprimendo al meglio la durata delle sue canzoni (farà unica eccezione proprio l’ultima Laughing with the Dead con i suoi cinque minuti, la rimanenza starà tutta sui tre)  , scorre dunque bene senza dare infine troppi fastidi. Qui va spiegata la votazione ai limiti della sufficienza, in parte perché mi è oggettivamente impossibile stroncarli in malo modo anche quando “vengono meno” rispetto alla loro sempre efficace media produttiva.

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