God Dethroned – The World Ablaze

“Chi non muore si rivede”. All’uscita di Under the Sign of the Iron Cross era già nota la decisione dello scioglimento in casa God Dethroned, scioglimento che sotto sotto auspicavo/speravo […]

Chi non muore si rivede”.

All’uscita di Under the Sign of the Iron Cross era già nota la decisione dello scioglimento in casa God Dethroned, scioglimento che sotto sotto auspicavo/speravo temporaneo, così dopo lo schioccare di circa sette anni precisi, ecco piombare nuovamente all’opera la corazzata olandese comandata da Henri “sempre sul pezzo” Sattler.

The World Ablaze (decimo capitolo discografico della band) non è altro che la conclusione della trilogia incentrata sulla prima guerra mondiale iniziata nel 2009 con l’album Passiondale (Passchendaele) e rappresenta in maniera chirurgica quello che potevano aspettarci da un ritorno in “pompa magna” dei God Dethroned. Possiamo quindi dirci delusi? Ognuno avrà le sue buone ragioni (supportate dalle giuste tesi) per essere contento oppure no rispetto alla “consuetudine” di oggi dopo sette anni di vuoto. Ma come ogni formazione ben consolidata non c’è da stupirsi se Henri Sattler ha deciso di tornare senza rivoluzionare quel trademark che tante emozioni ha saputo regalare in passato.

Coerenza e l’andare dritti al sodo con semplicità, non serve altro ai God Dethroned per poter compiere il loro intento. Ancora una volta i dischi brutti vengono lasciati “agli altri”, poiché potremo affermare parecchie cose, ma non quella che The World Ablaze sia un full-lenght poco decoroso o non riuscito. Da questa visuale gli anni trascorsi sono serviti ad alimentare un certo appetito lo posso ammettere, ne fossero passati di meno forse l’entusiasmo non sarebbe stato il medesimo ma non posso di certo saperlo, sono solo supposizioni che vengono naturali da dire in casi come questo. Ma The World Ablaze convince senza strafare, soprattutto non annoia in seguito ai diversi ascolti (andando contro la sua semplicità) e questa è cosa buona e giusta.

La produzione conferisce quel tiro asciutto con il quale siamo stati accuratamente allevati, mentre la tracklist si muove con navigata sicurezza su quel saliscendi che comprendono cose eccellenti e altre a loro inferiori (ma non per questo definibili in nessun modo come insufficienti, non c’è nulla da accomunare a tale parola qui dentro). E’ quindi scontato omaggiare Annihilation Crusade, ovvero “il classico brano tutto d’un pezzo” con il quale sono soliti forgiarci al pronti e via. Preparati, pompatissimi e lanciati a mille proseguiamo sulle stilettate coriacee della title track e su quelle imponenti della mia amata On the Wrong Side of the Wire (un loro personale tributo ai Bolt Thrower? direi proprio di si! ben venga!).

L’olio scorre bene nelle giunture, le melodie sono “le loro”, non si può pensare di scappare. La batteria macina che è un piacere e le metriche del leader non si potranno mai confondere con quelle di altri. Altro must di The World Ablaze è senza dubbio la tellurica e spacca-cranio Escape Across the Ice (The White Army), canzone capace di scomporre non poco (si percepiscono addirittura sapori alla Amon Amarth) , così come il disinvolto anthem Messina Ridge mentre alle restanti tre (Close to Victory, Breathing Through Blood e la lunga/ipnotico/epica The 11th Hour) non resta che combattere sino all’ultimo sulle posizioni di coda.

I God Dethroned conoscono il mestiere e lo applicano con la consueta professionalità. Col senno del poi direi che è stato meglio riceverlo questo The World Ablaze piuttosto che il niente (e in diverse dimore il “niente” sarebbe stata cosa buona e giusta), discorso semplicissimo ma che rende immediatamente l’idea necessaria.

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