Gloomy Grim – The Age of Aquarius

Sesto disco per i Gloomy Grim a ben otto anni dal precedente Under the Spell of the Unlight, mi capirete bene quindi se parlo del nuovo The Age of Aquarius […]

Sesto disco per i Gloomy Grim a ben otto anni dal precedente Under the Spell of the Unlight, mi capirete bene quindi se parlo del nuovo The Age of Aquarius come di “un nuovo inizio”. Il sound horror e nefasto dei nostri cercherà di attrarre le nuove leve a suo modo, leve “messe a maturare” mentre alcuni irriducibili saranno ben contenti di riassaporare il loro particolare black metal sinfonico.

Nel corso degli anni i Gloomy Grim sono passati da assoluta sorpresa a piacevole garanzia, i loro primi quattro dischi rimangono certamente deposti sopra un piano superiore (in particolare mi piace ricordarvi di Life?), ma anche gli ultimi e “sofferti” parti non fanno altro che rafforzare a loro modo il concept di una band che non ne vuole sapere di archiviare strumenti e macchinoso-oscuro stile.

Chi di loro ancora si ricorda saprà come gioire e acquisterà The Age of Aquarius senza proferire la minima esitazione. Facile d’altronde capire -e con largo anticipo- dove andrà a parare il nuovo fiammeggiante arrivato.

L’attacco di The Rise of the Great Beast è come se ci presentasse davanti una vecchia e nota conoscenza di cui ci si era dimenticati. La formula “ovattata” Gloomy Grim irrompe così in tutta la sua lenta maestosità, offrendoci note sinfoniche -come sempre- debitrici ai Dimmu Borgir ma con quel tocco “freddo e industriale” che da sempre li ha nutriti differenziandoli.

La formazione finlandese non tenta mai l’atto imprevedibile, va sulla ricerca sicura e profonda, ottimamente suggellata dalla seconda, più spedita e breve Germination. L’inizio di The Age of Aquarius mette in scena andamenti differenti ma provenienti dalla stessa-inconfondibile fonte. Mi risulta impossibile non approvare un loro prodotto, anche in questo caso (nonostante il tempo trascorso) quando forse era lecito aspettarsi un “capovolgimento di strutture” la cosa non arriva ad infastidirmi. Ciò vuol dire che i Gloomy Grim fanno bene ciò che fanno, ciò che sanno fare e coltivare da tempo ormai immemore. Nascere, vivere e morire su andamenti scanditi, pronti ad abbracciarci subdoli (ascoltatevi a tal proposito A Lady In White) lungo quelle “strambe” e ben recitate atmosfere.

Il disco conta dieci pezzi e zero riempitivi, poiché nessuno giungerà mai veramente a deludere, così oltre al terzetto iniziale già nominato vanno quantomeno aggiunte anche le varie Beyond The Hate, One Night I Heard A Scream (le linee vocali che ti aspetti sempre su un loro disco), la melmosa The Mist, la “nefasta” Time e la sbornia sinfonica di Light of Lucifer Shine on Me.

The Age of Aquarius apre le porte, un varco fra il passato e il presente Gloomy Grim, gli affezionati sono avvisati, ancora una volta ingredienti come “caos, controllo e orrore” faranno la loro preziosa parte.

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